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Pubblicato: 1 Luglio 2013

Italians Love Cooking

Il rapporto tra gli italiani e la cucina non conosce crisi. Lo dimostrano i dati della ricerca 'Italiani, Amadori e il boom del cooking' effettuata da AstraRicerche, presentati in una speciale puntata del talent show gastronomico MasterChef Italia in collaborazione proprio con Amadori. Scoprendo così che, nonostante la crisi dei portafogli, gli italiani, sia uomini che donne, sia giovani che adulti, non hanno perso la voglia di cucinare, e anzi sono sempre più alla ricerca del buon piatto fai-da-te.

Condotta attraverso 1005 interviste online, la ricerca mostra come il 51% dei nostri connazionali cucina per sé o per altri tutti i pasti (o quasi) in ogni giorno della settimana, e questo vale per il 32% degli uomini e per ben il 71% delle donne, mentre solo il 14% prepara solamente un pasto al giorno; la media quindi si attesta a ben 9,2 pasti preparati da sé alla settimana un totale di 14. Il tasso più altro si trova tra i 25 e i 54 anni, con i 45-65enni su livelli più bassi. Il piacere del cucinare del cucinare, rispetto al dovere di farlo, trova invece un larga maggioranza tra i cookers italiani: il 46% dichiara di essere molto appassionato e il 43% di esserlo abbastanza, mentre un ben minore 10% si dice costretto a far da mangiare senza alcuna passione. Ed è interessante notare che gli uomini si collocano solo poco al di sotto delle donne, mentre i 25-34enni superano la media, seppur venendo dopo i 45-54enni.

Coloro che preferiscono cucinare da soli sono il 68% del campione, ossia quasi il doppio di quelli che amano cucinare con altri (36%); ma sta emergendo un nuovo comportamento, quello di  preparare i pasti seguendo un sito Internet aperto per avere idee e consigli (tra gli internauti si arriva al 31%). Esistono anche altre modalità più tradizionali: il 25% cucina con un proprio ricettario scritto negli anni, seguendo i propri appunti e sfruttando i propri piccoli segreti; mentre il 23% si aiuta con un ricettario di famiglia e il 20% si fa guidare da una persona più esperta. Ma gli italiani, nonostante la passione, si reputano bravi cuochi? Il 9% afferma addirittura di essere un cuoco straordinario, il 39% un buon cuoco (solo il 33% si racconta come un totale incompetente). I più soddisfatti di sé sono le donne e i 25-34enni. Tuttavia, la situazione per gli intervistati sembra essere in evoluzione: negli ultimi tre anni il livello di abilità in cucina è cresciuto, 'un po'' per il 52% e 'molto' per il 20%. Le crescite più rilevanti si sono avute, da un lato, dalle donne e dall’altro tra i 18-24enni, seguiti dai 25-34enni.

Non si deve pensare tuttavia che il grosso della popolazione stia tentando di emulare gli chef stellati: l’investimento crescente nel cooking è volto in gran parte ad imparare a cucinare ‘ad effetto’, preparando piatti non troppo difficili e che non richiedono grande competenza e molto tempo ma sono in grado di soddisfare per gusto e presentazione. In effetti, solo il 23% rifiuta questo approccio mentre il 77% gli è favorevole (il 30% appare addirittura entusiasta). E il consenso massimo si trova tra le donne, tra i 18-34enni, al nord. Ma quali sono i motivi per cui è ricercata la cucina facile ‘ad effetto’? Per la scarsità di tempo connessa agli stili di vita contemporanei (31%), per il desiderio di passare più tempo con i commensali (27%), raramente per la poca voglia di impegnarsi nel far da mangiare (27%). Con un’aggiunta: la cucina facile ‘ad effetto’ richiede un’adeguata selezione dei prodotti e delle materie prime più adatti (52%) e spesso l’utilizzo di prodotti semi-pronti (10%). In effetti solo il 4% sostiene che sia pressoché impossibile ottenere piatti davvero validi se sono troppo facili da cucinare. I principali vissuti ad essa connessi sono l’allegria e la gioia (52%), il risparmio di tempo e la semplificazione della vita (41%), la capacità e l’intelligenza del cooker (39%), la leggerezza e la digeribilità dei piatti (31%), la convenienza e il risparmio (26%), la gratitudine e la riconoscenza per il miglioramento della qualità della vita (24%), il buon contributo alla salute e alla prevenzione (24%); tutte le valutazioni e i sentimenti negativi – come il senso di pigrizia e di scarso impegno, di inesperienza e incompetenza, di noia e banalità, di povertà e tristezza – non raggiungono il 5%.

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