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Pubblicato: 17 Aprile 2013

Italy: Looking for Sustainability

Lo scorso gennaio la società canadese Corporate Knights ha pubblicato per il nono anno consecutivo la classifica relativa alle cento imprese più sostenibili del mondo. L'indice in questione (Global 100) valuta le performance di tutte le imprese mondiali che per il periodo di riferimento (per la classifica 2013 le rilevazioni si riferiscono al 1° ottobre 2012) presentino una capitalizzazione superiore ai 2 miliardi di dollari americani. Le imprese vengono poi valutate attraverso criteri che prendono in considerazione sia l'etica socio-finanziaria (tipo di business, turnover dei dipendenti, percentuale di donne impiegate, sicurezza del lavoro ed altri indicatori) che le politiche più legate alla sostenibilità ambientale, come i dati sull'efficienza energetica, la produzione di rifiuti e gas serra, i consumi di acqua.

I criteri di scelta delle imprese candidate a questo riconoscimento e di valutazione delle performance di sostenibilità possono essere criticabili o considerati poco rappresentativi dell'intera economia mondiale (si valutano di fatto solo le grandi imprese), ma l'autorevolezza acquisita in questi anni da

Global 100 ci permette di fare alcune importanti considerazioni. In Italia si è parlato pochissimo di questa classifica, e solamente per il fatto che non vi compaiono imprese italiane. Come spesso accade, si guarda più il dito che la luna.

Una prima riflessione riguarda il perché le aziende italiane non sono presenti in classifica.
Nel panorama italiano si fa ancora fatica a concepire la sostenibilità come un valore piuttosto che un vincolo, un investimento piuttosto che un costo. La logica di breve termine assunta  dalle imprese del Bel Paese, per quanto a volte giustificata da momenti economici non facili, è la principale causa. È soprattutto una questione di vision delle imprese, di diffidenza nei confronti di azioni che non riescono a percepire dal punto di visto di ritorno dell'investimento (economico e non), di analisi solo superficiale di cosa vuol dire attuare una strategia volta alla sostenibilità di azioni, processi, comportamenti e persone.

È significativo il fatto che, pur in un momento di globale difficoltà a livello economico, nel Global 100 si trovano imprese provenienti da tutti i continenti (Africa compresa) e da Stati in difficoltà economica (Spagna, Portogallo, Irlanda), e rappresentative di molti comparti economici, alcuni dei quali in grave crisi come l'automotive o il settore immobiliare. Segno evidente che chi vuole realmente investire in sostenibilità a 360 gradi lo fa, attraverso una corretta pianificazione poliennale, investimenti mirati e una concreta volontà di perseguimento delle azioni e degli obiettivi prefissati.
La seconda riflessione riguarda le modalità per migliorare questa attitudine, fornendo ai decisori dati ed esperienze di successo in questo campo. Vogliamo perciò analizzare un settore molto interessante e rappresentativo, come quello degli eventi. L'industria degli eventi è infatti molto trasversale per le tipologie delle imprese coinvolte, dagli organizzatori ai proprietari di location, dalla comunicazione ai trasporti fino ai diversi fornitori coinvolti. Agire in modo sostenibile sugli eventi significa sensibilizzare molte realtà produttive, diverse tra loro per natura del business, collocazione geografica e dimensioni e altro ancora, sviluppando non solo dei principi, ma un vero e proprio mercato di prodotti, servizi e imprese legati a questi canoni. Per questo motivo proveremo da qui in avanti ad approfondire argomenti vari legati a questo grande e dinamico settore.

Claudio Severi
Madeincongress

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