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Pubblicato: 1 Agosto 2011

La x del nostro calcio

‘Vivo morto o x?’ Una domanda quanto mai attuale che in molti si pongono quando si riferiscono allo stato comatoso del calcio nostrano.

L’estate è fatta per dimenticare, rilassarsi e, come nelle migliori tradizioni, per sognare sotto un ombrellone in riva al mare. Almeno questo si sarebbero augurati i calciofili italiani senza però trovare corrispondenza nella realtà.

Più volte ci siamo ritrovati a disquisire sulle nostre pagine dei problemi cronici della Serie A e dei suoi conti perennemente in rosso. Anche quest’anno si è assistiti inermi a società retrocesse o a rischio iscrizioni per bilanci traballanti. O ancora il Calcioscommesse o Calciopoli 2, ribattezzata dai più Farsopoli che sono ormai il cancro del nostro calcio. Non c’è estate senza pallone che lasci tranquilli i tifosi immersi nei sogni di calciomercato. Un mercato che in realtà è sempre più povero e poco competitivo con la Premier League o la Liga spagnola. Juventus e Milan sognavano i grandi colpi, i cosiddetti Top player per ringiovanire le rose e aumentarne il potenziale. I bianconeri del neotecnico Antonio Conte hanno inseguito a lungo e vanamente Sergio Aguero finché lo sceicco Mansour, proprietario del Manchester City non ha deciso di estendere la sua collezione di figurine scucendo i 45 milioni di euro di clausola rescissoria pretesi dall’Atletico Madrid. I rossoneri invece, per bocca del proprio Amministratore Delegato Adriano Galliani, ripetevano come ritornello l’identità di un Mister X da ingaggiare. La x era probabilmente riferita al talentuoso Cesc Fabregas che ovviamente ha preferito il Barcellona delle meraviglie all’ormai triste e dimenticato campionato italiano.

Oltre ad aver perduto il fascino e i fasti di qualche anno addietro, ha visto sgonfiarsi inevitabilmente ed inesorabilmente il portafogli. Colpa della guerra dei diritti Tv e degli stadi di proprietà che in Italia nessuno possiede, escludendo la Juventus che lo inaugurerà il prossimo 8 settembre in occasione della prima gara casalinga della stagione 2011/2012.

Ma questo non è tutto. Come abbiamo ampiamente analizzato in un altro articolo, l’aspetto del merchandising e dell’internazionalità è aspetto di primaria importanza. Basti prendere ad esempio il Barcellona che ha fatto registrare in pochi anni un escalation inarrestabile che conta 170 milioni di fan nel mondo di cui l’80% all’estero. Queste cifre sono impensabili e irraggiungibili da tutti i maggiori club italiani nonostante possano contare su una storia gloriosa. Ma forse è rimasta solo quella e la storia si sa, viene presto dimenticata.

Gianpiero Romanazzi

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