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Pubblicato: 27 Marzo 2017

The New Wave of Circular Economy

Circular Economy Subito

Continua l’ascesa e l’affermazione della second hand economy: il business dell’usato, del riutilizzo degli oggetti, si rivela sempre più importante non solo dal punto di vista economico, con una continua crescita del giro d’affari e degli users, ma anche da quello politico e sociale, visto come il tema di un uso più sapiente e green dell’energia è sull’agenda di molti governi del mondo e sul taccuino di molti consumatori. Tutto questo, l’ascesa della Circular Econoy, è stato il tema della mattinata, durante la conferenza svoltasi questa mattina a Milano, nella sede Doxa, in cui è stata presentata la ricerca commissionata da Subito all’istituto.

 

Circular o Sharing Economy
Ha aperto i lavori la presentazione di Luciano Canova, economista e divulgatore scientifico, spiegando, in 10 punti, tutti i temi caldi del settore. “Innanzitutto, Circular is not Sharing: questi due termini sono spessi usati insieme, a volte si tende addirittura a convergerle. Se da un lato la sharing economy cerca di cambiare le caratteristiche del possesso, della proprietà, il termine circular è usato per definire un’economia non lineare, un prolungamento del cicli di vita del prodotto. Secondo punto: l’economia circolare si prefigge proprio di efficientare le proprie spese. Il consumatore in questo caso non per forza spende di meno, ma rende più efficiente, appunto, la sua spesa”. Canova prosegue raccontando dell’importanza dell’education (“ad esempio, sempre più aziende di stampa 3D stanno investendo per la formazione nelle scuole”), di EPR (Extented Producer Responsability), ovvero del cambio di cultura aziendale e della sempre maggiore attenzione alle tematiche green; dell’importanza di non trasformare la circular economy in un fenomeno trendy (“non per forza la circular economy è la panacea di tutti i mali; se recuperare un prodotto è più costoso, sia dal punto di vista economico che ambientale, che produrne uno nuovo, allora è meglio evitare”); dell’importanza dei consumatori; e dell’occasione sempre più grande che c’è oggi di ridisegnare l’offerta globale (soprattutto dal punto di vista della logistica. Gli ultimi 3 punti Canova li dedica alla politica: a come, cioè, la Cina si stia sempre più impegnando di inserire il bilancio energetico, ovvero un nuovo paradigma, all’interno della propria contabilità nazionale; di come la Svezia stia investendo sempre di più in incentivi fiscali all’interno del mercato delle riparazioni; e all’importanza, oggi, di non considerare il PIL come unico indicatore di ricchezza: “il PIL rimane una misura importantissima, ma non deve essere l’unica. Come è stato già ampiamente dimostrato, le esperienze hanno più valore di un prodotto, esperienze che sono praticamente ‘invisibili’ nel conteggio della sola ricchezza nazionale. Per fare un esempio, cresce sempre di più il consumo di musica, nonostante il crollo delle entrate delle case discografiche: questo per spiegare come la circular economy stia oggi mostrando l’esigenza di andare oltre le classiche modalità di misurazione del valore, oltre c’è molto di più”.

 

Il mercato della Second Hand Economy italiana
Oggi la Second Hand Economy genera un impatto di 19 miliardi di euro (+1 miliardo rispetto al 2015) pari all’1,1% del PIL del Paese, come sottolineato da Guido Argieri, Customer Interaction & Monitoring, Head of Department di DOXA.
Secondo l’Osservatorio 2016 Second Hand Economy, questo mercato si conferma un settore in costante trasformazione che vede emergere una crescente propensione degli italiani nei confronti di questa nuova forma di economia: il 33% di chi non ha mai acquistato/venduto second hand è propenso a farlo, in crescita del 5% rispetto al 2015. Tra chi lo fa già, il 53% degli acquirenti dichiara di aver comprato almeno una volta ogni 6 mesi (+10% rispetto al 2015), così come il 48% dei venditori. In calo la fascia di popolazione che non ha mai acquistato usato perché preferisce comprare oggetti nuovi (45% VS 53% del 2015) e che non ha mai venduto perché si dichiara particolarmente legata ai propri beni (5% VS 10% del 2015). Secondo un’analisi più qualitativa, l’Osservatorio 2016 Second Hand Economy evidenzia come stia progressivamente evolvendosi anche l’approccio dei consumatori che nel 38% dei casi (+4% rispetto al 2015) si identificano oggi nel profilo Leggerezza del superfluo (disposto ad avere di più con allegria, senza troppe spese o rinunciare alle piccole cose), seguito nel 16% dei casi da Economia 2.0 (+1% – millennials abituati a comprare e vendere online sia nuovo sia usato) e nel 10% da Smart Chic (+2% – amanti degli oggetti ricercati/vintage). Si mantiene costante il profilo degli Ideologici (11% dei casi), ovvero coloro che hanno un approccio etico, mentre è in flessione il profilo di chi compra per permettersi ciò che serve alla famiglia, il Concreto (7% VS 10% del 2015).

 

La Second Hand Economy Online
La Second Hand Economy online vale 7,1 miliardi di euro (+300 milioni rispetto al 2015) trainata dal settore motori (5 miliardi di euro), e seguita da per la casa e la persona (984 milioni), elettronica (647 milioni) e sport & hobby (465 milioni). Il 15% della popolazione italiana acquista o vende online, attività che consente a ogni cittadino di guadagnare (o risparmiare) in media €900 all’anno. Il web viene scelto perché è il canale più veloce (66% – in crescita del 6% rispetto al 2015): Internet ha infatti reso la Second Hand Economy più accessibile e ampia (68%), offrendo la possibilità di trovare facilmente ciò che si cerca (58%) e di fare buoni affari (50%). L’atteggiamento degli italiani nei confronti del mondo dell’usato è molto positivo perché ritenuto un modo per favorire il riuso e lo sviluppo della sostenibilità ambientale (60% – dato cresciuto del 12% rispetto al 2015), un modo intelligente di fare economia (48%) e infine un’opportunità per acquistare oggetti unici e vintage (44%). Chi fa Second Hand Economy dichiara infatti di considerarla una scelta consapevole (58% – in crescita del 5% rispetto al 2015), oltre a farla per risparmiare. “La terza edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy per Subito evidenzia come la popolazione italiana sia costantemente interessata a comprare e vendere usato in particolare online”, spiega Guido Argieri. “La progressiva digitalizzazione del Paese e un uso sempre maggiore di smartphone e tablet stanno progressivamente riducendo l’acquisto e la vendita di beni in mercati e negozi dell’usato a favore delle piattaforme digitali generaliste e verticali”.

 

Il ruolo di Subito
In uno scenario che vede l’online affermarsi come canale privilegiato, Subito si conferma un partner sempre più strategico per chi decide di comprare o vendere oggetti usati grazie ai 6 milioni di annunci suddivisi in 37 differenti categorie merceologiche. Nel corso del 2016, l’81% degli italiani che conoscono Subito hanno visitato la piattaforma (+11% rispetto al 2015) e di questi il 53% lo fa almeno una volta al mese (+9% rispetto al 2015) per acquistare (13%), vendere (8%) o entrambi (8%). Sempre tra coloro che utilizzano Subito, l’86% rivela di preferirlo per la semplicità (intuitivo, facile da navigare), il 75% per la sicurezza (dimensioni della piattaforma e l’elevato numero di foto esplicative degli oggetti), mentre il 69% per l’efficacia (avere a disposizione numerosi strumenti per vendere velocemente un bene e favorire il contatto diretto tra acquirente e venditore). “Second Hand Economy e Subito sono ormai parte integrata e integrante di un moderno modello di economia nazionale e globale, la Circular Economy”, dichiara Melany Libraro, CEO di Subito. “Subito può quindi favorire attivamente la crescita del Sistema Paese soprattutto in ambito digitale sia incoraggiando i consumatori ad usare ancora di più la Second Hand Economy online sia sostenendo le attività di commercio online delle piccole e medie imprese italiane all’interno del proprio ecosistema”.

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