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Pubblicato: 23 Maggio 2018

La Pubblica Amministrazione italiana alla ricerca della rivoluzione

Anziana, sottodimensionata, poco qualificata, a un passo dalla pensione

pubblica amministrazione

Anziana, sottodimensionata, poco qualificata, a un passo dalla pensione: la pubblica amministrazione italiana “si trova oggi sull’orlo del cambiamento possibile“, oltre che necessario, come ha sottolineato nella giornata di ieri da Carlo Mochi Sismondi, presidente di FPA (società del gruppo Digital360), durnate il convegno di apertura di Forum PA 2018. “L’ultima stagione di riforma ha posto le basi per ridefinire i tratti e il profilo della pubblica amministrazione, ma al momento, almeno stando alle ultime rilevazioni disponibili, non si sono modificati i dati strutturali relativi al pubblico impiego; il numero dei dipendenti e la spesa per redditi di lavoro si riducono, anche se meno velocemente del passato; sono stazionarie le condizioni di invecchiamento; i divari retributivi le condizioni di precariato di migliaia di persone che lavorano nel pubblico. È ancora irrisorio l’investimento in formazione, pochissime sono le ‘facce nuove’ e permangono gli interrogativi sulla tenuta strutturale del sistema del pubblico impiego alle sfide del cambiamento e alla crescita dei fabbisogni di cittadinanza e imprese”.

 

  1. Contro l’assenteismo, all’insegna dello smart working
  2. Alla ricerca di una rivoluzione
  3. I dipendenti pubblici
  4. Competenze e formazione
  5. L’invecchiamento
  6. Quanto ci costano?
  7. Quanto guadagnano?

 

 


Contro l’assenteismo, all’insegna dello smart woking

Si notano i primi effetti della riforma Madia sulla Pubblica Amministrazione, tra cui la linea dura sull’assenteismo. Si riducono del 10,6% in un anno dei giorni di malattia e la diminuzione dei certificati medici (da 7 ogni 10 lavoratori del 2016 ai 6 certificati ogni 10 del 2017) soprattutto per il calo delle assenze brevi di un giorno, mentre si riduce di 4 punti percentuali la percentuale di lavoratori con almeno un giorno di malattia sul totale (dal 33% del 2016 al 29% del 2017).

Sono già 40 i licenziamenti disciplinari avviati ai sensi della nuova norma introdotta con la riforma Madia, considerando che nel 2017 complessivamente nella pubblica amministrazione sono stati licenziate 324 persone, il 62,8% in più rispetto 5 anni prima, di cui quasi metà per assenze. Inizia a farsi strada il lavoro agile: già 4210 dipendenti pubblici operano in telelavoro (800 in più in un anno), per lo più negli enti locali, e oggi il 5% delle pubbliche amministrazioni ha progetti strutturati di Smart Working, un altro 4% lo pratica informalmente e quasi il 48% è interessata a una prossima introduzione.

 


Alla ricerca di una rivoluzione

Al momento nei dati del pubblico impiego non c’è alcuna rivoluzione. I dipendenti pubblici italiani sono 3,2 milioni, ancora in calo perché gli effetti dei piani di assunzione inizieranno a dispiegare i loro effetti solo nel 2018, con 246 mila persone uscite e non rimpiazzate dal 2008. Oggi la pubblica amministrazione italiana può contare su 70% in meno di dipendenti rispetto alla Germania, il 65% rispetto all’Inghilterra e il 60% della Francia. Pochi i volti nuovi, con appena 64 mila “nuovi dipendenti pubblici”, mentre aumentano i precari, che raggiungono quota 314mila, 25.000 in più rispetto al 2015, su cui ancora non si vedono gli effetti delle recenti politiche di stabilizzazione.

Un personale vecchio – età media di 50,34 anni che cresce di 6 mesi ogni anno, oltre 450.000 over 60 -, per il 62% costituito da diplomati, che fa sempre meno formazione (6/7 ore di media ogni anno). Lo stipendio medio è di 34.500 euro, sostanzialmente lo stesso dal 2009, con molte differenze tra i comparti, dai 138 mila euro della magistratura ai 28,4 mila del personale della scuola. Ma la spesa per la collettività è sempre di meno: ammonta a 160 miliardi di euro il costo per tutto il personale della pubblica amministrazione, 10 miliardi in meno rispetto al 2009, un risparmio che porta l’Italia in linea con i principali Paesi europei. E ciascun cittadino italiano spende per il lavoro dei dipendenti pubblici 2.632 euro l’anno.

 


I dipendenti pubblici

Nel 2016 sono 3.247.764 gli occupati nelle amministrazioni pubbliche nel 2016, la contrazione complessiva dal 2008 è del 7,2%: 246.187 persone sono uscite dalla PA e non sono state rimpiazzate. Seppure si debba ancora attendere un paio d’anni per vedere gli effetti dei piani di assunzione che vedono nel 2018 l’anno dello sblocco per molte amministrazioni pubbliche, già dai dati 2016 si osserva un deciso rallentamento del calo dei dipendenti pubblici (-0,3 rispetto all’anno precedente).

 

Confronto UE

La PA italiana ha il 70% in meno dei dipendenti rispetto alla Germania, il 65% rispetto all’Inghilterra e il 60% della Francia, appena il 10% in più della Spagna.

 

Usciti dalla PA

Al netto di coloro che sono passati ad altre amministrazioni, nel 2016 sono usciti dalla PA circa 100.000 persone, di queste: 19.000 avevano raggiunto i limiti di età, 21.000 avevano i requisiti per andare in pensione anticipatamente e 33.000 hanno dato le dimissioni avendo comunque maturato il diritto alla pensione; gli altri sono contratti a termine arrivati a conclusione, dimissioni o in piccolissima parte licenziamenti.

 

I volti nuovi della PA

Sono poco meno di 64 mila i “nuovi dipendenti pubblici” nel 2016: i nominati per concorso sono 61.557 (oltre 24 mila nella scuola e il resto in forze armate, corpi di polizia SSN e autonomie locali), ci sono poi quelli assunti per chiamata numerica o diretta nelle categorie protette (958), e coloro che entrano con assunzioni a tempo determinato e con collaborazioni coordinate e continuative (1229). A questi si aggiungono poi circa 9500 dirigenti assunti con contratto a tempo determinato anche se collocati in aspettativa presso altre amministrazioni, ma non rientrano nei volti nuovi, così come non vi rientrano i precari stabilizzati.

 

Politiche di stabilizzazione

Nei dati 2016 aumentano i precari ed ancora non è possibile vedere nei dati gli effetti delle recenti politiche di stabilizzazione, li vedremo dai dati 2018. Dal 2007 a oggi sono state stabilizzate 77.730 persone, ma nel 2016 sono appena 1.413 e quasi tutti nel Sistema Sanitario Nazionale e negli Enti locali.

 

I precari della PA

Nel conto annuale della Ragioneria dello Stato se ne contano complessivamente 314.239, 25.000 in più rispetto all’anno passato, con un’incidenza rispetto al tempo indeterminato del 10,4% (un rapporto 1/10). Suddivisi così: tempo determinato/formazione-lavoro: 85.029 (quasi tutti in SSN e Regioni e autonomie locali), 3.132 in più dal 2015; contratto di somministrazione (interinali): 12.882 (quasi tutti in SSN e Regioni e autonomie locali), 2912 in più dal 2015; lavori socialmente utili (LSU): 12.290 (quasi solo in Regioni e autonomie locali), 1800 in meno dal 2015; altro personale (supplenti scuola, direttori generali, contrattisti, volontari e allievi delle Forze Armate e dei Corpi di Polizia): 204.037 (concentrato esclusivamente nella scuola, nelle Forze Armate e nei corpi di polizia e negli istituti di formazione artistico museale), 20.711 in più dal 2015.

I co.co.co e i consulenti. Sono in tutto 120.076 così suddivisi: contratti di collaborazione coordinate e continuative: 32.122 (quasi tutte all’università, SSN e enti ricerca) scese di oltre il 60% dal 2007 e del 15% dal 2015; liberi professionisti: sono 87.954 (quasi tutte in Regioni e autonomie locali, università, ssn) rispetto al 2007 sono il 92% in più ed hanno assorbito a partire dal 2009, una larga parte di quelli che erano co.co.co.

 


Competenze e formazione

 

L’esercito dei diplomati

Il 62% dei dipendenti della PA ha al massimo un diploma di licenza media superiore, il 4,2% ha una laurea breve e, poco più di 1/3 (34%), ha la laurea o titoli superiori.

 

Si fa sempre meno formazione

Nel 2008 la media di giornate di formazione per ciascun dipendente era di 1,4, nel 2016 siamo arrivati a 0,9. 6/7 ore di formazione in un anno per rinnovare le competenze sono senza dubbio inadeguate.

 


L’invecchiamento

L’età media dei dipendenti al 2016 è di 50,34 e cresce con una media di 6 mesi ogni anno. Oltre 450.000 sono over 60; poco più di 200.000 gli under 34. Le nuove assunzioni non riescono – ancora – a contrastare questo declino, sono troppo poche. Né tanto meno ci riescono le stabilizzazioni, anche queste poche e soprattutto non riguardano giovani ma precari di lungo corso.


Quanto ci costano?

Sempre meno. Dal 2014, spendiamo complessivamente poco meno di 160 miliardi di euro per tutto il personale della PA: 10 miliardi in meno rispetto al 2009. Un risparmio che porta la PA italiana in linea con i principali paesi europei: la Germania ne spende 236 miliardi, il Regno Unito 217 e la Francia addirittura 283; la Spagna con i suoi 121 è tra i paesi più vicini alla media EU 28 (129 miliardi).

Ciascun dipendente costa in media 49.000 euro l’anno, meno dei 50.000 dei colleghi francesi e tedeschi, ma più di quelli inglesi (43.000) e spagnoli (40.000). Ciascun cittadino italiano spende per il lavoro dei dipendenti pubblici 2.632€ l’anno: 685 € per la scuola e 104 € per l’università, 638 € per la sanità, 313 € per regioni e enti locali, 110 € per l’apparato ministeriale. Per tutti gli altri servizi (sicurezza, ricerca, ecc.) restano 781 €, la ricerca ci costa 95 centesimi in un anno, meno di un caffè.

 


Quanto guadagnano?

34.500 euro è la retribuzione media dei dipendenti pubblici al 2016, sostanzialmente invariata dal 2009 con differenze sostanziali tra i comparti che vedono una retribuzione media di per la magistratura di 138 mila euro e di 28,4 mila per il personale della scuola e 29 per quello delle Regioni e delle autonomie locali. La media per chi lavora nel privato è di 28.600.

Il personale dirigente guadagna in media 103.000 €; ma anche per i dirigenti le differenze sono estremamente significative. Al primo posto come retribuzione media troviamo i dirigenti delle Autorità indipendenti, come ANAC, AGCOM o CONSOB, con 158 mila euro di media; seguono con 129 mila euro i colleghi degli enti pubblici non economici, come l’Inps o l’Inail, e della Presidenza del Consiglio.

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