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Pubblicato: 8 Ottobre 2014

Quale futuro per l’ecommerce?

Quale futuro aspetta l'ecommerce, soprattutto nel nostro paese? Non è sicuramente una domanda facile, quella a cui hanno tentato di rispondere i vari interventi che si sono avvicendati durante l'incontro “Omnicommerce, il futuro del Made in Italy”, realizzato da Hybris Software in collaborazione con il Politecnico di Milano. Un convegno che ha analizzato in profondità i rapidi cambiamenti che sta attraversando il mondo dello shopping digitale, delle profonde evoluzioni portate dalle abitudini dei consumatori che i retailer, per forza di cose, si trovano costretti a comprendere, per il successo del proprio business.

Ha iniziato i lavori Riccardo Mangiaracina del Politecnico, esponendo i risultato relativi al settore dell'ecommerce nel nostro paese. Il docente dell'università milanese ha sottolineato come nel 2014 il nostro ecommerce sia cresciuto del 17%, portandosi ad un giro d'affari di poco più di 13 miliardi. Di questi, il 41% è composto dal turismo (ancora quindi eccellenza italiana), mentre il 14% consta in abbigliamento. Anche la domanda è cresciuta del 16%, in linea con i dati precedenti; tuttavia, nonostante questi siano dati positivi, se si va a guardare la penetrazione dell'ecommerce relativa alla popolazione l'Italia risulta ancora il fanalino di coda tra i paesi occidentali: con un misero 3,6% il nostro paese non può assolutamente competere contro il 15% del Regno Unito, con l'11% degli Stati Uniti, con l'8,5% tedesco o il 6% francese (anche la Spagna ci ha superato, attestandosi sul 4%). “Per quanto riguardo il ritardo del nostro paese” sottolinea Mangiaracina, “tra le motivazioni addotte si parla spesso della mancanza di infrastrutture, di fattori culturali, della rete non proprio performante… Sicuramente c'è un po' di tutto questo nel nostro ritardo, ma a mio avviso questo risiede soprattutto nella mancanza di domanda: il nostro paese è quello ancora maggiormente legato alla vendita fisica, basta andare a guardare il numero dei punti vendita sul territorio, molto maggiori rispetto a quelli inglesi o francesi”. Il futuro risiede comunque nel mobile e nella conseguente multicanalità, per offrire ai clienti un'esperienza d'acquisto più grande e variegata possibile.

Dopo i dati, si sono susseguiti gli interventi di chi l'ecommerce lo vive ogni giorno. Come Andreas Schmeidler, country manager Italia di Vente-privee, uno dei maggiori player digitali presenti oggi sul nostro territorio. “Il cliente italiano sta diventando sempre più esperto: si informa su internet, compara prezzi, condivide e commenta sui social media, fa acquisti nel retail tradizionale così come online. Dovremo dunque abituarci a parlare di Commerce senza distinguere tra offline o online.” commenta Andreas Schmeidler, Country Manager Italia di vente-privee. “I soci italiani di vente-privee cercano sul sito le marche e la qualità dell’offerta, amano particolarmente il Made in Italy. La Moda (abbigliamento, accessori, calzature e lingerie) pesa per il 73% delle vendite proposte sul sito italiano, ma negli ultimi 3 anni abbiamo sviluppato numerose categorie che hanno permesso di differenziare l’offerta e attrarre anche la clientela maschile che oggi rappresenta circa il 40% dei soci. Le abitudini di acquisto sul nostro sito sono correlate al modello della vendita-evento: dalle 7 alle 9 del mattino abbiamo il picco d’accesso in cui viene venduto oltre il 60% dei prodotti. Il canale mobile incide sul 40% del traffico e del fatturato; lo smartphone ha picchi di utilizzo al mattino nel momento di mobilità verso il luogo di lavoro e si alterna al computer, mentre alla sera abbiamo un forte traffico attraverso tablet a cui la clientela maschile è sempre più affezionata”.

Ha raccolto la parola poi Hybris, nelle vesti dapprima di Brian Walker, senior vice presindent of strategy, e poi di Roberto Lei, country manager Italia del gruppo. Ha cominciato il businessman americano, ribadendo l'importanza nell'avere rilevanza nella comunicazione che si fa verso i consumatori. “Il problema principale è riuscire a catturare l'attenzione, anche solo per un istante, del cliente, oggi diviso fra tantissimi device. L'online e l'offline sono sempre connessi, così come lo sono conseguentemente gli 'eventi' fisici e la promozione digitale. Come nello shopping: anche se l'acquisto avviene nello store fisico, spesso le offerte vengono visualizzate sul proprio smartphone”. Walker ricorda poi quanto sia importante per i retailer “ricordarsi continuamente del gap esistente nell'engagement tra retailer e consumatore”. Tuttavia, “per l’Italia il commercio omnicanale non è ancora una realtà comune, ma la ricerca conferma che oggi più che mai il retailer che vuole avere successo sul mercato necessita dell’integrazione assoluta di tutti i canali, digitali e fisici e, allo stesso tempo, deve creare una esperienza unica per il consumatore” ha dichiarato Roberto Lei. “Oggi l’azienda può basarsi su una profilazione più completa fornita dallo stesso utente, che in cambio chiede al brand messaggi pertinenti, per creare una custumer experience unica e ben definita”.

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