Pubblicato: 20 settembre 2017

Risk Management e Gender Diversity fra pregiudizi e merito

Risk, gender

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Non tutti i dipendenti all’interno di un’azienda si sentono a proprio agio con donne in posizioni manageriali. A confermarlo sono il 28% dei risk manager di alcune delle più importanti realtà italiane: sulla gender diversity il 38% di questi comunque riconosce l’esistenza di una disparità di trattamento ai fini della carriera professionale tra uomini e donne con figli. A certificarlo è una recente ricerca di ANRA sulla gender diveristy nella gestione delle attività tipiche del risk manager: questi dati che contrastano con la diffusa consapevolezza che la Gender Diversity sia un valore aggiunto per le aziende e che le attitudini tipicamente femminili come la capacità di gestire le difficoltà, la capacità di ascolto e organizzazione siano le soft skill di un Risk Manager di successo.

 

Nel corso degli ultimi dieci anni ha acquisito una crescente importanza la capacità delle aziende di consentire ai propri dipendenti di accedere alle posizioni dirigenziali, prescindendo dalle condizioni di genere e basando il processo di crescita professionale sui soli presupposti meritocratici. Un principio che, seppur condiviso in senso assoluto e teorico dal mondo professionale, richiede tuttora una riflessione in quanto la composizione delle strutture gerarchiche delle aziende italiane evidenzia la difficoltà della sua applicazione pratica.

 

“ANRA è da sempre convinta del valore aggiunto che deriva dalla diversità, non solo di genere ma anche culturale e religiosa” commenta Alessandro De Felice, Presidente di ANRA e Chief Risk Officer in Prysmian Group “Il nostro obiettivo è di individuare i casi di successo e trasferire conoscenze e competenze già consolidate in passato affinché ogni singola azienda possa interrogarsi sul tema della gestione della Gender Diversity, alla luce dell’evidenza che nella maggior parte dei casi ancora oggi la posizione dirigenziale è concepita come tipicamente maschile, mentre il Back-Office rimane femminile. Se da una parte il settore assicurativo ha fortemente beneficiato dell’impatto delle nuove tecnologie, è anche vero che tuttora soffre di una certa arretratezza nei processi di sottoscrizione del rischio e di gestione delle polizze: sia a livello manageriale che tra i broker l’assicuratore è ancora una figura occupata prevalentemente da uomini”.

 

Dal campione di intervistati, composto per il 63% da rispondenti di sesso maschile con età superiore ai 45 anni e per il 37% da rispondenti di sesso femminile, emerge che il 70% della popolazione femminile si distribuisce su un inquadramento contrattuale medio-basso (impiegato 38%, quadro 32%), mentre il 51% della popolazione maschile si posiziona principalmente su livelli dirigenziali (24%) e di libero professionista (27%). Il 14% dei partecipanti riconosce l’esistenza di pregiudizi di genere all’interno del proprio team di Risk Management, ma la percentuale raddoppia al 28% considerando l’azienda nel suo complesso. Il 72% dichiara che all’interno del proprio team di Risk Management tutti sono a proprio agio con le donne in posizioni manageriali, mentre in azienda il dato si riduce al 62% circa. Si afferma, inoltre, l’esistenza di una disparità di trattamento ai fini della carriera professionale tra uomini e donne con figli che va dal 30% all’interno del team di risk management al 38% nel contesto aziendale.

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