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Pubblicato: 29 Ottobre 2013

Social Killed the Tv Star

È tempo di svolte epocali, di invenzioni capaci di rivoluzionare la vita dell'essere umano, di salti tecnologici continui, di cambiamenti sociali di portata mondiale. E forse, in un futuro non troppo lontano, una di queste rivoluzioni potrebbe cambiare per sempre il nostro modo di vivere. Tutti i maggiori social network, già di per se' innovazione epocale, sono alla caccia della linfa vitale del mezzo che ha segnato, in modo indelebile, la vita nel ventesimo secolo: la televisione. Il piccolo schermo sta dunque scomparendo, privato dai social dei fondamentali introiti derivanti dalla pubblicità? Facebook, Twitter, YouTube, Google stanno forse mandando in pensione la tv?

Per ora, no. Come riposta il focus del magazine Business Insider, è ancora troppo presto per parlare di cannibalizzazione della tv da parte dei social network. Tuttavia, è innegabile il fatto che due delle più importanti piattaforme, Facebook e Twitter, stanno andando sempre più a caccia degli introiti pubblicitari del mezzo televisivo, anche se in maniera diversa. In un primo momento, Facebook è addirittura andata in guerra diretta contro la televisione, sostenendo che il suo pubblico fosse più ampio e più 'interessante', con la speranza di far spostare in toto le pubblicità dal mezzo alla sua piattaforma (confidando nella non misurabilità degli spot, rispetto alle inserzioni social). Una posizione che si è andata via via moderando, allineandosi a quella di Twitter, cioè quella di 'piccolo' aiutante della tv: veicolando, cioè, attraverso alcuni strumenti (Twitter TV Ad Targeting e TV Twitter Ratings, l'acquisto e la misurazione di tweet da parte dei programmi Tv) pubblicità dal mondo social a quello televisivo. Cosa su cui Facebook si è adeguata, lanciando a sua volta programmi di misurazione delle interazioni dei programmi sulla sua piattaforma.

Entrambe, quindi, sostengono oramai il medesimo pensiero: gli inserzionisti televisivi devono utilizzare le piattaforma per ottimizzare la portata delle loro pubblicità televisive. Come sostiene il magazine, entrambe le aziende sono quotate in borsa, fattore che porta una necessità di crescita continua. Entrambe hanno, quindi, necessità che la Tv resti 'viva', per poter continuare a spostare gli enormi investimenti televisivi sulle proprie piattaforme. Una Tv viva, ma sempre più piccola e povera. L'esperienza di Google, in questo caso apripista di queste politiche, ha forse qualcosa da insegnare: il colosso di Mountain View ha infatti cercato più volte di sgretolare i budget televisivi, portando, tramite mezzi come Chromecast, Google TV e Google TV Ads (quest'ultimo addirittura abbandonato). O, notizia recente, anche tramite YouTube: la scorsa settimana infatti Publicis Groupe, una delle più grandi agenzie pubblicitarie, ha concluso un accordo di decine di milioni di dollari con Big G per una serie di annunci sul sito di video sharing, che quindi, forse anche più degli altri, potrebbe dimostrarsi il maggior antagonista della televisione. Televisione che finora ha retto il grandissimo urto della rivoluzione digitale, attirando su di se' la maggior parte degli investimenti pubblicitari. Il trend, tuttavia, sembra stia cambiando, facendo girare il vento a favore dei social network: la televisione è ancora viva, ma il giorno della pensione potrebbe essere molto più vicino di quel che si pensa.

Fabio Sarpa
@FabioSarpa

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