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Pubblicato: 19 Novembre 2014

“Video adv? Carenza di offerta, ma c’è fiducia per il futuro”

Un tempo era, solo ed esclusivamente, televisione. Lo spot televisivo era sacro, era la forma di pubblicità più importante, appannaggio di grandi brand e marche. Se, da un lato, il trend rimane, non c'è alcun dubbio che sta letteralmente esplodendo il fenomeno del video adv. Una sorta di pubblicità democratica, per tutti, grandi marche o PMI che siano. Ed è proprio di questo che si è parlato venerdì nel corso della 3° edizione di “A-Day -Advertising Day: Display the Future”, l’evento organizzato a Firenze da Simply Advertising, piattaforma di comunicazione digitale del Gruppo DADA, e promosso dall’associazione Editori Digitali. Che ha confermato quanto i numeri, oggi, siano dalla parte (almeno potenzialmente) della pubblicità in formato video: l’intervento di Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers, rappresentante comScore in Italia, analizzando lo scenario digitale ha messo in luce la maturità del mercato italiano in termini di penetrazione dei video online: l’88% della popolazione online su PC e ben il 49% di coloro che si connettono in mobilità guarda video, in linea con i dati degli Stati Uniti e dei principali Paesi Europei. Anche il consumo italiano di video è significativo: ben 16 ore al mese, ovvero un terzo (35%) del tempo speso online davanti al PC. Un tendenza in crescita che offre grandi opportunità al mondo dell’advertising: nell’ultimo anno i minuti per viewer hanno infatti registrato un incremento superiore al 12% e i video per viewer del 25%. Sta prendendo piede anche il consumo di video da mobile che si rivela in crescita: il 49% guarda video da mobile una volta al mese e il 15% quotidianamente (solo il 38% e il 12% a settembre 2013).

Abbiamo parlato con Roberto Barberis, direttore di Simply Advertising, società del Gruppo DADA, per capire meglio l'attuale stato di questo business in Italia.

Innanzitutto, un resoconto sull'”A-Day”: com'è andato l'evento?
Quella di quest'anno è stata la terza edizione di “A-Day”. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di parlare del mercato dell'advertising, soprattutto dal punto di vista delle PMI: questo è il terzo anno, infatti, che scegliamo Firenze per il nostro evento, una città equidistante da Roma e da Milano, due poli fondamentali per le aziende italiane. Soddisfacenti i numeri in termini di partecipazione: su circa 200 registrazioni, sono intervenuti tra le 120 e le 130 aziende, e di questo siamo molto soddisfatti. Quindi, numerosi le aziende e le istituzioni intervenute nel corso della giornata: abbiamo infatti ospitato, da un lato, i Giovani Imprenditori Confcommercio sia di La Spezia che di Ferrara, oltre a Confartigianato di Firenze, affiancandoli ai preziosi dati sul mercato fornitici da comScore, e all'esperienza di marchi come The Vortex, Dada, ItaliaOnline Local; hanno inoltre condotto le danze due persone di esperienza come Layla Pavone, di Digital Magics e presidente onorario di IAB Italia, e Enrico Pagliarini, speaker di Radio 24. Il tema centrale, quest'anno, ha riguardato il video advertising: una risorsa sempre più importante nel panorama italiano, visto gli importanti dati che girano intorno a questo business. Questo strumento strumento può infatti rivelarsi fondamentale nel settore pubblicitario non solo per i grandi brand, aziende che hanno la possibilità di investire anche in altri settori (come, ad esempio, nel settore televisivo); per le PMI il discorso è molto diverso, i budget sicuramente non possono essere quelli di un grande gruppo a livello nazionale, e sicuramente in questo senso il video adv può dare una forte mano, nonostante alcune resistenze ancora da vincere.

Per quanto riguarda i temi emersi dall'evento, concentrandosi sul presente, qual è lo stato italiano attuale del video advertising? In rapporto anche con gli altri paesi europei e mondiali…
Non c'è questa grandissima differenza tra il nostro paese e gli altri; e, dopo aver viaggiato e visitate altre realtà oltre alla nostra, lo dico per esperienza personale. Quel che più manca, quindi, è l'offerta. La domanda risulta essere ben presente e molto forte da parte delle aziende; manca, tuttavia, una proposta concreta ed efficace da parte degli editori digitali italiani. E questo lo si evince non dai dati, ma proprio dalla sensazione che si ha girando per la rete: i banner sono sempre gli stessi, non c'è una varietà vincente che attragga in maniera convincente gli utenti.

E per quanto riguarda il mobile?
Questo è un altro dei motivi: manca ancora il salto, il passo decisivo per superare le discrepanze tra navigazione da desktop e da mobile. Sono moltissimi i siti che non hanno ancora sviluppato la versione mobile dei propri portali: quindi un'azienda che diffonde, tramite un particolare editore, un video pre-roll, non vedrà una buona ottimizzazione anche in versione mobile, dove oggi, secondo i dati riportati da comScore durante l'evento, avviene buona parte della fruizione di video. Più che un problema strutturale, poichè gli strumenti qui ci sono, questo è un problema culturale, bisogna ancora compiere il salto di qualità, e questo lo si nota in moltissimi siti italiani ogni giorno.

Le prospettive e i trend, invece, del futuro? Dove sta andando il video advertising?
Sul futuro sono fiducioso; come dicevo prima, l'Italia non soffre questo grande ritardo rispetto agli altri paesi, e sono quindi convinto che presto l'offerta si adeguerà alla domanda, portando il video adv al livello successivo, all'affermazione completa di questo business.

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