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Pubblicato: 24 Novembre 2015

Comunicazione corporate online: vince Eni, male le neo-quotate

Vince ancora una volta Eni con ben 89,1 punti su 100, mentre preoccupano, per poca resistenza allo stress, il resto della classifica: questi i risultati portati alla luce dalla quattordicesima edizione italiana della ricerca Webranking, reallizata da Lundquist in collaborazione con la società svedese Comprend, sulla comunicazione corporate digitale. Il resto del podio è composto da Telecom Italia (86,6), che sottrae il secondo posto a Snam (85,9).

Due società su tre non superano lo stress test di trasparenza
Partendo dalle esigenze degli stakeholder, la ricerca Webranking misura i fondamentali della comunicazione corporate e finanziaria e l’apertura al dialogo sui canali digitali. Considerando metà del punteggio pieno, vale a dire 50 punti, come soglia minima per una buona comunicazione digitale, quest’anno sono aumentate (dal 29% al 34%) le aziende italiane “promosse” dal test. Salini Impregilo, YOOX Net-A-Porter, Generali, Cerved e Moncler sono le società che hanno migliorato maggiormente il loro punteggio.
Ancora due società su tre non superano il test a livello italiano. In fondo alla classifica si posizionano le aziende “bocciate” che non presentano i contenuti minimi richiesti dal mercato e che ottengono meno di 30 punti. La percentuale delle aziende “bocciate” (30%) è doppia rispetto al dato europeo che prende in esame le più grandi 500 aziende in Europa.
Il fatto che le società ai primi posti della classica siano simili negli anni e che tutte le neo-quotate entrate per la prima volta in classifica sono state bocciate nel test, dimostra che per arrivare all’eccellenza nella trasparenza è necessario un lungo lavoro sul piano culturale supportato anche dal coinvolgimento del top management.

 
Società italiane nel confronto europeo: cercasi investment story disperatamente
Le aziende italiane diventano sempre più internazionali: escono dai mercati domestici e cercano investitori esteri. Questo richiede una maggiore trasparenza per distinguersi e per guadagnare fiducia sui mercati globali. Il sito gioca un ruolo chiave in questa partita.
Le aziende italiane dimostrano di essere allineate alle europee per quanto riguarda le informazioni legate alla presentazione di dati sul proprio passato (come risultati finanziari, performance azionarie, governance), ma sono deboli nel presentare una strategia futura. Anche i risultati nelle aree di sostenibilità ed employer branding (carriere) sono stabili rispetto allo scorso anno e questo rappresenta un’occasione persa per mostrare una visione di lungo periodo.
Pur avendo aumentato la presenza sui social media, le imprese italiane li usano meno rispetto alle europee e continuano ad mostrare una comunicazione sostanzialmente “push”, utilizzandoli principalmente per diffondere i propri contenuti e non per creare un dialogo con i propri pubblici.
Sono ormai quasi la metà i siti responsive all’interno della ricerca, in sostanziale crescita rispetto allo scorso anno e in linea con l’Europa. La diffusione della tecnologia responsive segna anche il tramonto delle app native per contenuti corporate.

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