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Pubblicato: 22 Settembre 2014

Il ruggito della tigre cinese

È Cina contro il resto del mondo, Stati Uniti in particolare. Se l'economia orientale più forte e potente fino ad ora aveva fatto della manodopera la sua maggiore forza, l'ultima Ipo scampanellato a Wall Street ha ribaltato in maniera molto forte questo credo. Come già scritto sul nostro portale, quello di Alibaba si preannunciava già una settimana prima una Initial Public Offer da record. Aspettative poi pienamente confermate e, anzi, ampiamente superate: come riportato da Il Sole 24 Ore, le azioni del colosso di Jack Ma hanno aperto al NYSE a quota 92,7 dollari, in rialzo del 36% dal prezzo dell'Ipo (con il titolo salito ancora in pochi minuti, giunto così a sfiorare i 100 dollari), con una valutazione massimo complessiva all'apertura della borsa di oltre 230 miliardi (decisamente oltre i 162 circa stimati).

Una Ipo, questa, che sembrerebbe essere un guanto di sfida ai colossi della Silicon Valley. Come riporta l'articolo del Corriere Economia del 22 settembre, quattro delle 10 maggiori società del web sono nientemeno che cinesi (come mostra un'infografica del Wall Street Journal). Infatti, come riporta l'articolo, “non c'è solo Jack Ma a sfidare il dominio della Silicon Valley su Internet. Mai sentito parlare di JD.com Inc, Tencent Holdings Limited, Baidu Inc.? Sono tutte cinesi e il loro valore complessivo di capitalizzazione in borsa è di 261 miliardi di dollari, che sommati ai circa 165 della prima valutazione di Alibaba fanno 426 miliardi”.

Certamente, è utile ricordare come Google, da sola, valga ad oggi 390,5 miliardi di dollari, quasi l'intero pacchetto proveniente dall'Est; e come, accorpando le migliori quattro a stelle e striscie, si riesca a raggiungere la straordinaria cifra di 797 miliardi di dollari. C'è però da sottolineare come Alibaba & co. finora si siano mosse solamente nel mercato della Repubblica Popolare, che, per quanto grande e in espansione, non è il mondo. “Ma ora il grande gioco si allarga, segue la strategia di penetrazione globale guidata dal presidente Xi Jinping e dal suo premier Li Keqiang, sempre in giro per il mondo. [.] I capitali per il salto di qualità sembrano illimitati. Secondo uno studio del McKinsey Global Institute, il comparto Internet potrebbe aggiungere tra i 0,3 e 1 punto al tasso di crescita del Prodotto interno lordo cinese da ora al 2025: tradotto in denaro, tra i 550 miliardi e i duemila miliardi di dollari nel 2025”.

A questo punto, la domanda sorge lecita e spontanea: com'è possibile, pur considerando i numeri demografici della Repubblica popolare, che queste aziende riescano ad avere così tanto successo? Vincenzo Cosenza ne ha analizzato il fenomeno nel suo blog: se da un lato Alibaba risulta essere l'alter ego di Amazon (con però l'aggiunte di alcune funzionalità proprie di Paypal e eBay), Tencent è il colosso cinese che detiene QZone, il più grande social network cinese (nel paese dove Facebook conta poco) e WeChat, l'applicazione di instant messaging che sta attraendo molti occidentali; Baidu è il più grande motore di ricerca cinese (79% di market share) e si sta espandendo anche in Giappone e in Brasile. Se, da un lato, l'estremo protezionismo nazionale potrebbe essere in futuro una difficoltà, fino ad oggi è stata la più grande forza delle aziende cinesi: si parla di Cina, infatti, il Paese da oltre 1 miliardo di abitanti, con una percentuale mostruosa di possessori di smartphone. A questi vantaggi competitivi di fatto si somma anche una capacità di business molto concreta: per esempio WeChat, con 440 milioni di utenti, riesce a generare più ricavi di WhatsApp che ne ha 600 milioni. La sua chat è anche una potente piattaforma di e-commerce per l’acquisto di giochi, adesivi, biglietti aerei o per pagamenti di vario tipo. “Sicuramente nei prossimi anni la battaglia per il “controllo della rete” è destinata ad acuirsi. A noi utenti resta il potere di scegliere i servizi migliori, confrontando benefici e costi, magari non meramente in termini economici”.

AKAMAI, 7 CONSIGLI PER AVVIARE UN'ATTIVITÀ ECOMMERCE IN CINA

Sullo stesso argomento interviene Luca Collacciani, Country Manager di Akamai, che elenca sette fattori da tenere in considerazione per il lancio di un ecommerce di successo nella Repubblica popolare.

L’importanza del mobile
Gli utenti finali hanno aspettative molto alte: ci si aspetta, infatti, che un’azienda sia sempre disponibile, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, non importa dove essi si trovino o come siano connessi. In Cina, nelle aree cittadine ad alta densità abitativa, l’accesso a Internet avviene con modalità diverse: da PC, smartphone, wireless o via cavo. In tutte le altre aree, specialmente quelle rurali, l’unico accesso a internet è via mobile. Qualsiasi azienda che desideri avviare un’attività di e-commerce in Cina deve tenere conto di questa peculiarità e assicurarsi strategie e piani per misurare e massimizzare la disponibilità dei servizi via mobile.

Marketplace online
Al contrario del mercato e-commerce USA, dove il 76% dei siti e-commerce è gestito dall’azienda che fornisce quei prodotti, in Cina, il 90% dei siti di e-commerce è costituito da aggregatori, veri e propri centri commerciali virtuali (tipo TiMall con 180milioni di clienti e 200mila brand, al cui interno è presente anche un Apple Store). Questo comporta la necessità di creare  un sito in grado di integrarsi perfettamente con altre piattaforme.

Hosting & Performance del sito
Prima di lanciare il proprio sito, è necessario valutare anche alcune sfumature tecniche che spesso vengono trascurate, come ad esempio eventuali criticità legate alle performance. Immaginate un brand di automobili di lusso che produce bolidi capaci di andare da 0 a 100 km/h in tre secondi le cui pagine web si caricano in più di 10 secondi. Che tipo di messaggio viene inviato a un potenziale acquirente ?

Server & Content Delivery Network
Le aziende in procinto di entrare nel mercato devono essere consapevoli che la Cina possiede un'infrastruttura Internet unica, con una base utenti sempre più mobile e dinamica. Questa peculiarità aggiunge alcune complessità. Complessità che possono essere risolte da Content Delivery Network che aiutano le aziende a districarsi tra le maglie regolatorie del governo cinese, mantenendo le performance dei siti web ai massimi livelli. Se si vuole garantire agli utenti un’esperienza web all’altezza del proprio nome, non solo bisogna utilizzare servizi di Content Delivery Network o servizi DNS che garantiscano qualità e performance, ma bisogna anche valutare le performance di altri servizi forniti da terzi quali pixel tracking, A/B testing, web analytics e mappe che, venendo spesso serviti dal di fuori della Cina, possono rallentare notevolmente il sito, se non bloccarlo completamente. Fornire agli utenti cinesi esperienze online coinvolgenti e di alta qualità richiede una soluzione affidabile, sicura, che riesca a fornire alte prestazioni e che sia inoltre in grado di soddisfare i requisiti normativi della Cina.

Lingua locale o inglese?
La scelta della lingua per un sito di e-commerce cinese dipende molto dalla tipologia di merce e dal target di consumatori. La maggior parte dei visitatori di siti di tecnologia, ad esempio, si sente a suo agio con la lingua inglese. Per la vendita online di beni di lusso potrebbe invece essere meglio offrire i contenuti in lingua locale. Per semplificare, il consiglio è quello di implementare il sito prevedendo fin da subito la doppia lingua: inglese e cinese.

Logistica
Fondamentale per un’attività di e-commerce è infine una buona strategia di distribuzione. Spedire dall’Italia senza considerare le peculiarità del territorio locale può influire negativamente sull’intero processo. I tempi di spedizione in Cina sono infatti molto variabili: da un minimo di 1 giorno a un massimo di 3. Inoltre, bisogna ricordare che i centri di distribuzione fondamentali in Cina sono almeno tre: Hong Kong, Shenzhen e Shangai.

Investire in comunicazione
Aprirsi al mercato e-commerce cinese è certamente più semplice per tutte quelle aziende con un brand già molto conosciuto, come ad esempio i colossi italiani del fashion. Per tutte le altre aziende, è fondamentale una strategia di comunicazione. Senza un forte investimento in attività di brand awareness, infatti, si rischia di passare inosservati e di vanificare qualsiasi sforzo commerciale. Per accrescere le vendite in Cina, le aziende dovranno sviluppare sofisticate strategie per raggiungere la loro audience. La Cina è un paese vasto anche in termini di “spazi” Internet: presentarsi con un sito lento o irraggiungibile o, peggio, senza una strategia distributiva adeguata potrebbe mandare in fumo mesi di pianificazione e investimenti.

Fabio Sarpa
@FabioSarpa

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