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Pubblicato: 19 Maggio 2014

Marketing, morto che cammina

Bisognerebbe dimenticare tutte le care vecchie pubblicità, tutte le campagne classiche, che hanno fatto scuola, che in passato hanno cambiato il modo di intendere il marketing e la comunicazione. Bisognerebbe dimenticarle, perchè sembrerebbe che questo 'modo di intendere' sia ancora in fase di evoluzione, stia radicalmente cambiando rispetto anche solo a pochissimi anni fa. Come ha sostenuto in un'intervista a L'Espresso il guru David Shing, il 'digital prophet' del colosso statunitense Aol.com.

“Nel mondo odierno non serve o non basta essere una super azienda internazionale che investe milioni in advertising per raggiungere e coinvolgere veramente l’audience con il racconto giusto. Tutti possono riuscirci se hanno l’idea giusta, se sanno pensare in modo differente dagli altri”. L'estrema democratizzazione dei processi di marketing è nata soprattutto grazie alla rete, che ha livellato le differenze (dovute ai grandi budget) tra piccole e grandi aziende. È cambiato “il fatto che oggi le persone sono in rete ed è lì che scelgono in modo nuovo e collaborativo cosa comprare, attingendo informazioni attraverso mille diversi canali. Tutto questo imporrebbe alle aziende scelte di marketing e comunicazione molto diverse rispetto al passato, mentre invece i brand trovano ancora oggi addirittura confortante spendere la maggior parte del proprio budget investendo nei media tradizionali. Si vede che hanno bisogno di credere che questa strategia funzioni ancora. Peccato che i numeri in mio possesso mi dicano qualcosa di molto diverso. Prima il digitale era qualcosa di residuale, in cui si investiva quello che rimaneva. Poi è diventato qualcosa da comprare come i vecchi media. Ma i nuovi media cambiano velocemente richiedono attenzione, comprensione: chi avrebbe mai immaginato che si poteva fare pubblicità in sei secondi, come avviene con Vine? Oggi i Brand possono coinvolgere gli utenti in un modo completamente diverso e molto più profondo che non prima, però devono capirlo e volerlo davvero”.

Sul futuro, per David Shing “il destino dei brand, e il loro stesso successo, dipende da quanto e come sapranno creare esperienze, non advertising. E questo significa che dovremo fare pubblicità in un modo completamente diverso: se prendiamo l’esempio di YouTube, il futuro non può essere nelle pubblicità che vedete prima e dopo un video. Il futuro sarà nel fatto che il video stesso sarà una nuova forma di pubblicità che voi desiderate vedere, perché vi porta valore. Dal lato dei consumatori ci saranno sempre più nicchie: prima avevamo pochi posti dove andare in rete, poi la rete si è aperta ed espansa, ora siamo tornati ad andare in due o tre posti, tra cui YouTube, Twitter, Facebook. Presto verranno di nuovo le nicchie, tantissime e tanto diverse. E’ un processo ciclico, e le aziende dovranno imparare ad essere in quelle nicchie. Il marketing come lo conosciamo svanirà, e i professionisti del settore diventeranno “promotori di ecosistemi”, specializzati nella gestione di una molteplicità di nicchie”.

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