Pubblicato: 6 febbraio 2018

Il problema delle bufale in Italia

Il problema delle fake news in Italia è un problema serio e attuale, come sottolinea il nuovo Osservatorio Findomestic

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Nonostante sia una bufala “certificata”, 3 persone su 10 continuano a credere che la presidente della Camera Laura Boldrini abbia una sorella che gestisce centinaia di cooperative che offrono assistenza ai migranti. Il problema delle fake news, o appunto bufale, in Italia è un problema serio e attuale, come sottolinea il nuovo Osservatorio mensile realizzato da Findomestic in collaborazione con Doxa. La “bufala virale”, circolata lo scorso novembre, della bambina musulmana di 8 anni data in sposa a Padova a un uomo di 35 anni è ritenuta una notizia vera da quasi 2 intervistati su 3 (63%), mentre uno su 4 (26%) è convinto che Donald Trump abbia effettivamente dichiarato che la Statua della Libertà incoraggia l’immigrazione. Dal test risulta che in media oltre il 40% non riconosce notizie inventate e già smascherate.

 

  1. La metà degli italiani cade in trappola, ma continua a credere nei siti web
  2. Credibilità e fact checking

 


La metà degli italiani cade in trappola, ma continua a credere nei siti web

Più del 50% degli italiani – emerge dal sondaggio di Findomestic, società di credito al consumo del Gruppo BNP Paribas – ammette di essere caduto nel tranello delle fake news almeno una volta nell’arco dell’ultimo anno. Addirittura il 13% confessa di aver ‘abboccato’ a più di 5 notizie costruite ad arte.

 

A quali media si affidano, dunque, gli italiani per non inciampare nell’inganno? I siti Internet sono considerati i mezzi di informazione più attendibili da quasi tre persone su dieci (29,4%); seguono la televisione (26,5%), i blog e i forum (18,1%) e i quotidiani (10,1). E i social network (7,7%) sono reputati più veritieri delle radio (6,3%). Sono soprattutto i più giovani a fidarsi dei siti Internet: quasi il 36% nella fascia tra i 18 e i 24 anni. I quotidiani, invece, registrano il massimo tasso di credibilità (20,5%) tra gli over 60.

 

Il potere persuasivo delle bufale – la cosiddetta post verità – è riconosciuto dalla maggioranza. Secondo l’80% degli intervistati le fake news condizionano l’opinione pubblica, mentre solo l’1,4% ritiene che non abbiano alcun tipo di influenza.

 


Credibilità e fact checking

La diffusione delle fake news ha contribuito a minare la credibilità del mondo dell’informazione; mentre il 51,8% del campione dell’indagine Findomestic afferma di credere alle notizie diffuse da una fonte conosciuta, il 43,7% ha sempre qualche dubbio sull’attendibilità di quelle che legge o sente.

 

La platea mediatica è sempre più chiamata, perciò, a verificare in qualche modo le notizie. Per mettere in pratica il cosiddetto ‘fact checking’ il 71,2% controlla se la notizia è riportata anche su altre fonti; il 66,6% valuta la fonte da cui proviene la notizia.

 

Se un intervistato su 2 si esprime a favore di un ‘controllo’ (di un ente imparziale) che certifichi che cosa è vero e che cosa no. Il 39% si dice contrario all’introduzione di controlli, evitando ‘censure’ e preferendo lasciare così al cittadino la capacità di saper distinguere cosa è attendibile da cosa non lo è.

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