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Pubblicato: 9 Giugno 2014

Social & Employee Activism

Sempre più attivi i dipendenti sui social network, dove spesso diventano veri e propri 'avvocati difensori' dell'azienda in cui lavorano. Il nuovo fenomeno in grande ascesa nell'era digitale lo ha indagato Weber Shandwick, multinazionale attiva nel settore delle relazioni pubbliche: l'ultima ricerca Employees Rising: Seizing the Opportunity in Employee Activism ha infatti svelato l'attivismo del dipendenti in ambito social, sottolineando quanto questo nuovo aspetto possa rivelarsi importante (ma anche pericoloso) per le aziende.

Come il top management ormai ben sa, l’impatto dei social media sulla reputazione di un’azienda è un tema conosciuto e molto dibattuto. Ciò che alcune aziende ancora non comprendono a pieno è quanto siano cruciali i social media nel coinvolgimento dello staff e quanto sia possibile fare per alimentare l’attivismo dei dipendenti. Ad esempio, il 43% pubblica sui social messaggi, foto o video inerenti all’azienda per cui lavora; il 33% ha condiviso un commento positivo sulla propria azienda, l’11% ha condiviso online critiche o commenti negativi sull’azienda e il 10% ha pubblicato online qualcosa sull’azienda, di cui poi si è pentito. In Europa il 24% delle aziende incentiva il proprio staff a pubblicare e a condividere sui social notizie inerenti il proprio posto di lavoro: questa forma di incoraggiamento alla condivisione negli ambienti sociali ha un fortissimo impatto tra i dipendenti, stimolandone l’advocacy; per esempio, le persone che lavorano per aziende che incoraggiano la condivisione sui social, sono più propense (+51%) a consigliare ad altri i prodotti o i servizi dell’azienda stessa. Il report fornisce ampia dimostrazione dei benefici che si possono ottenere per l’organizzazione ed esempi del modo in cui farlo.

Tuttavia, sono presenti molti fattori di disorientamento tra i dipendenti. In particolare, essi sono dovuti a significativi cambiamenti organizzativi, con più di 8 intervistati su 10 (84%) che ha recentemente assistito a grossi cambiamenti nell’azienda per cui lavora (avvicendamenti nel management, licenziamenti, fusioni o acquisizioni, crisi di mercato). Vi è spesso anche un'inefficace comunicazione interna: solo il 46% dei dipendenti intervistati è in grado di descrivere ad altri cosa faccia esattamente la propria azienda e quali siano i suoi obiettivi. Importante anche il debole coinvolgimento dello staff: infatti solo il 28% dei dipendenti europei si sente profondamente coinvolto dall’azienda per cui lavora; questo fenomeno non stupisce, visti i grandi cambiamenti spesso non affiancati da una buona comunicazione interna. Infine, i dipendenti stanno sulla difensiva e spesso agiscono da 'in caso di urgenza' per prendere le difese dell’organizzazione: il 60% dei dipendenti europei intervistati dichiara di aver difeso la propria organizzazione da critiche esterne da parte di familiari o conoscenti, oppure provenienti da un sito internet, un blog o un organo di stampa.

“Il fenomeno dei dipendenti attivi non deve essere sottovalutato” afferma Leslie Gaines-Ross, Chief Reputation Strategist di Weber Shandwick. “E’ molto importante per i CEO identificare e riuscire ad attivare tutti coloro che mostrano già una certa predisposizione ad appoggiare l’organizzazione per cui lavorano. Questo è particolarmente vero per le aziende europee. Abbiamo appreso dalle conversazioni con i nostri clienti che il coinvolgimento dello staff è una priorità delle loro agende e sarà sempre più la strada da seguire anche in futuro”.

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