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Quello della fantascienza è uno dei filoni più diffusi e più prolifici dell’intera storia della letteratura. Si può dire, con ben poca paura di sbagliare, che l’arco narrativo della “science fiction” (per dirlo all’inglese) abbia portato, insieme a pochi altri generi (fantasy, gialli, rosa), all’esplosione della letteratura di massa. I tempi erano maturi, i generi di consumo molto meglio definiti, e le possibilità erano praticamente infinite. Parente diretto del “Viaggio immaginario” e della letteratura fantastica, figlia della rivoluzione scientifica e di quelle industriali (che permisero all’immaginazione dell’uomo di spingersi fin dove non era mai arrivata), la fantascienza è presente oggi in ogni prodotto di massa. Rimane estremamente viva nella letteratura, trionfa al cinema, fa innamorare gli amanti di giochi e videogiochi. Sbarca, con grande successo, sul prodotto televisivo, coinvolge i fumetti, si fa apprezzare nelle arti figurative. Insomma, diventa fenomeno culturale.

 

Il motivo per cui tutto ciò è accaduto è, a dire il vero, piuttosto semplice. Dalla sua nascita (o, anche prima, dall’avvento di quella che è spesso stata definita come proto-fantascienza), questo genere letterario è andato a scavare a fondo nel nostro rapporto con la tecnologia. E non si parla solo di viaggi spaziali e robot; come definire, infatti, un genere come lo steampunk, dove la vera protagonista è la forza motrice del vapore, dove la corrente elettrica torna a essere un elemento narrativo capace di ogni progresso e meraviglia, dove i computer tornano ad essere entità completamente meccaniche? Il punto non è cosa, nella fantascienza (come, forse, potrebbe sembrare). Il punto è come, ovvero come l’uomo si relaziona al progresso scientifico, e come questo lo metta davanti ai suoi punti di forza e di debolezza. Un po’ come faceva Asimov con le sue leggi della robotica; o Philip Dick con i suoi replicanti: ponevano l’uomo davanti a un limite, rappresentato dall’estrema evoluzione tecnologica, e scavavano in profondità nell’animo dell’essere umano.

 

Tutto ciò è piuttosto significativo. Abbiamo sempre avuto bisogno di riflettere sul nostro rapporto con il futuro. Ne abbiamo sempre avuto un po’ paura, e ci ha sempre, almeno un pochino, esaltato. E questo è più che evidente al giorno d’oggi. Accanto alle continue innovazioni accompagnate dall’entusiastica adozione della massa (dal nuovo smartphone a riconoscimento facciale al cloud, dall’IA applicata alla smart home fino all’automobile a guida autonoma), continuano i dubbi etici e morali, sopravvive lo scetticismo. Questa non è nè una cosa nuova nè una cosa sbagliata. È, però, esemplificativa del fatto che stiamo capendo quanto sia importante, in questo delicatissimo settore, riuscire a imboccare la strada giusta. Mettendo da parte scenari apocalittici alla Terminator, la storia è piena di errori tecnologici dal costo umano elevatissimo (abbiamo dovuto sganciare due bombe atomiche per capire che a una guerra con quelle armi non esiste sopravvivenza). Capire dove fermarsi e dove proseguire, capire dov’è il limite, dove è consentito spingerci, è probabilmente l’unica cosa che conta.

 

Non esistono, però, solo massimi sistemi. La tecnologia non è solo quella di guerre e viaggi intergalattici. Esiste una dimensione, più massiva e diffusa alle masse ma più tranquilla, innocua, dove l’innovazione si accompagna all’intrattenimento. E dove la tecnologia, grazie ai suoi tanti piccoli cambiamenti, ci muta e migliora la vita in un modo che noi non pensavamo possibile. Prendete, ad esempio, l’evoluzione dei broadcast. Netflix sta letteralmente spaccando il mercato; anche per la sua semplicità e per la sua comodità, oltre che per l’offerta e le sue sempre migliori produzioni originali. Rispetto, infatti, agli abbonamenti acquistabili dai grossi player (con decoder e parabole annessi), spesso labirintici e complicati, con il broadcast americano bastano pochi click e un computer. E se questo sembra poco, basta guardarsi un attimo intorno per accorgerci che questa rivoluzione sta cambiando il mercato dell’intrattenimento, oltre alle nostre stesse vite. Quello che voglio quando lo voglio guardare, dove lo voglio guardare, un catalogo sterminato e un semplice computer come schermo. Basta fare un salto indietro nel tempo di soli 10 anni per capire quanto profondamente la tecnologia abbia cambiato il mercato, e quanto profondamente abbia cambiato noi.

 

Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, la tecnologia sta cambiando il mondo, ma soprattutto sta cambiando noi stessi. Il mondo è diverso, è vero, ma sono le persone comuni ad avere subito i maggiori cambiamenti. In meglio o in peggio, non sta ai vivi di questo secolo giudicare; sicuramente, però, lasceremo ai posteri nuove, magnifiche meraviglie per riuscire a cambiare l’essere umano, il mondo e la vita stessa. Nella sezione Technology di MyMarketing.Net cercheremo di scoprire quali.

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