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Pubblicato: 19 Marzo 2018

L’approccio italiano al Design Thinking

Capacità analitiche e attitudini creative: cresce l'interesse per il design thinking

design thinking

Cresce l’attenzione di manager, imprenditori, consulenti e si diffonde fra le imprese italiane il Design Thinking, l’approccio alternativo all’innovazione che si basa sull’abilità di integrare capacità analitiche, supportate da metodologie e tecniche quantitative, con attitudini creative, basate su processi di inferenza più sintetici e diretti. A certificarlo è l’Osservatorio Design Thinking della School of Management del Politecnico di Milano, che ha presentato a Milano i risultati della ricerca dedicata al convegno “Design Thinking for Business: which kind of Design Thinking is right for you?”.

Un approccio sempre più pervasivo in vari contesti – dalla consulenza direzionale alla trasformazione digitale, dalla progettazione di esperienze digitali (UX/UI) allo sviluppo di nuove esperienze di consumo – come dimostrano le recenti acquisizioni avvenute nel mondo da parte di società di consulenza o di attori attivi nella trasformazione digitale nei confronti di agenzie di design, la moltiplicazione di corsi di laurea e MBA centrati sul tema del “design management”, la nascita di startup che con tribuiscono ad arricchire i servizi di supporto all’innovazione.

 

  1. Un’Italia innovativa
  2. Cambiare prospettiva
  3. I modelli di design thinking
  4. Le startup

 


Un’Italia innovativa

L’ecosistema italiano evidenzia interpretazioni originali ed innovative di tale paradigma in continua trasformazione. Sono state analizzate oltre 60 imprese che adottano il Design Thinking nei propri processi di innovazione. Fra queste, 47 basano i propri servizi di consulenza su tale paradigma. Il campione è costituito da agenzie digitali, studi di design, società di consulenza strategica e di sviluppo tecnologico.

Utilizzano il Design Thinking per risolvere problemi complessi e ambigui sfruttando capacità analitiche e intuitive; per realizzare e testare prodotti o servizi pilota; per coinvolgere più profondamente i lavoratori nel processo creativo; o per ridefinire la vision aziendale. Sono 150, invece, le startup analizzate a livello internazionale che offrono strumenti e soluzioni a supporto dei processi di Design Thinking, per un finanziamento complessivo di 908 milioni di dollari (in media 7 milioni a testa). Solo tre sono attive in Italia, a conferma dell’arretratezza del contesto nazionale.

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Cambiare prospettiva

“Il Design Thinking è ciò che aiuta imprese e consumatori a orientarsi in un mondo sommerso dalla tecnologia e dall’informazione” afferma Roberto Verganti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Design Thinking for Business. “Le imprese italiane non devono farsi trovare impreparate, perché a fare la differenza in un’epoca di crescente pervasività della tecnologia e dell’informazione sarà la capacità di coinvolgere i lavoratori nei processi creativi e nei cambiamenti organizzativi e creare prodotti e servizi che abbiano un valore e un significato per gli utenti”.

“Alla base del Design Thinking c’è un cambiamento di prospettiva in grado di supportare modelli ed atteggiamenti manageriali innovativi” commenta Francesco Zurlo, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Design Thinking for Business. “Le imprese erano già consapevoli di non poter sopravvivere senza innovare, ma spesso tendevano a concentrarsi prevalentemente sullo sviluppo di nuove idee piuttosto che sulla loro capacità di creare valore. In questo senso la ricerca dimostra come il Design Thinking possa supportare non solo i processi creativi, ma anche la fase di esecuzione e l’accelerazione dei processi di innovazione”.

 

design thinking

 


I modelli di Design Thinking

Dalla ricerca emerge come non esista un unico approccio al Design Thinking in grado di adattarsi a tutti i problemi posti dai processi di innovazione, ma che è possibile riconoscere quattro modelli principali.

 

Creative Problem Solving

Il più adottato (scelto dall’81% delle imprese analizzate) è il Creative Problem Solving; ovvero l’approccio di Design Thinking per il quale le imprese innovano comprendendo i bisogni dell’utente e immaginando la più elevata gamma di soluzioni possibili per rispondere alle sue esigenze, per poi restringere il campo fino a trovare la soluzione dominante. Gli studi di design sono le aziende in cui l’adozione di questo approccio è più diffusa (94%); seguono le società di sviluppo tecnologico (82%), i consulenti strategici (69%) e le agenzie digitali (67%).

Oltre ad essere molto diffuso, questo modello assume anche un peso rilevante nel portafoglio delle aziende. Il 65,5% del fatturato annuale di queste imprese deriva da servizi basati su questo modello, di cui il 72,7% riguarda l’ambito Solution (che unisce i ricavi che derivano da servizi, 32,6%, prodotti, 21,0%, comun icazione, retail e esperienza), il 18,6% l’ambito Direction (di cui il 12,4% relativo al business model e il 6,2% a vision e brand) e l’8,7% l’ambito People (di cui il 6,0% per l’organizzazione e i processi e il 2,7% per la cultura aziendale).

 

Sprint Execution

Il secondo modello più adottato (49%) è la Sprint Execution. Questo approccio punta a realizzare un prodotto pronto per essere lanciato sul mercato e in linea con le esigenze degli utenti; questo viene poi migliorato dopo aver analizzato l’interazione e la reazione dei consumatori. È utilizzato soprattutto dalle agenzie digitali (100%); è invece preso molto meno in considerazione dai consulenti strategici (46%), dagli sviluppatori tecnologici (45%) e dagli studi di design (35%). Quasi metà del fatturato annuale di queste aziende (47,6%) è correlato a servizi basati su questo approccio, concentrato prevalentemente nell’ambito Solution (85,6%, di cui il 34,7% riguarda i prodotti e il 32,5% i servizi), mentre soltanto quote minoritarie riguardano gli ambiti Direction (9,7%) e People (4,7%).

 

Creative Confidence

Un’impresa su tre del campione (34%) utilizza la Creative Confidence; un modello che si differenzia dai primi due perché punta principalmente sul coinvolgimento delle persone per creare e alimentare una cultura organizzativa e una mentalità adatte ad affrontare con fiducia i processi di innovazione. Questo approccio è adottato soprattutto dai consulenti strategici (54%), seguiti dagli studi di design (35%) e dagli sviluppatori tecnologici (27%); mentre non è presente fra le agenzie digitali. La minore diffusione di questo modello si riflette anche nel suo peso sui risultati finanziari delle imprese. I servizi basati su questo approccio valgono il 35% del fatturato annuale; il 54,3% è concentrato nell’ambito People (30,6% organizzazione e processi e 23,7% cultura aziendale); il 26,3% nell’ambito Solution (di cui il 16,2% nei servizi); e il 19,4% nell’ambito Direction (in cui s picca il 12,7% per il business model).

 

Innovation of Meaning

L’Innovation of Meaning, infine, è l’approccio col quale le imprese ridefiniscono la visione aziendale e i valori legati ai prodotti e ai servizi che offrono. Questo modello è adottato dal 34% del campione; i consulenti strategici (46%) e gli studi di design (41%) si mostrano più avanti nell’adozione. Invece appaiono meno interessate le agenzie digitali (33%) e gli sviluppatori tecnologici (9%). Anche in questo caso, alla minor diffusione corrisponde un minor impatto sui risultati finanziari. L’Innovation of Meaning vale il 34,7% del fatturato annuale delle imprese che la adottano; questo è concentrato soprattutto nell’ambito Direction (41,7%, di cui il 23,9% business model e il 17,8% brand e vision) e Solution (36,7%), in cui spiccano i servizi col 16,6%, mentre è più marginale la quota che deriva dall’ambito People (21,6%).

 

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Le startup

Sono 150 le startup censite dall’Osservatorio a livello internazionale a supporto dei processi di Design Thinking; questo, per un finanziamento complessivo di 908 milioni di dollari (circa sette milioni in media per ogni startup). Gli Stati Uniti sono l’area più avanzata, con 86 startup, il doppio di quelle presenti in Europa (41). Soltanto tre delle startup analizzate operano in Italia.

Le soluzioni più offerte dalle startup sono quelle di Creative Confidence (66 startup, il 44%); seguono dalle soluzioni di Creative Problem Solving (34 startup, il 23%), e quelle di Sprint Execution (32 startup, il 21%); chiudono le soluzioni di Innovation of Meaning (18 startup, il 12%).

“L’analisi del mondo delle startup” afferma Luca Gastaldi, Direttore dell’Osservatorio; “rivela un quadro frastagliato, in cui il Design Thinking è ancora un fenomeno complesso e multiforme; un quadro in cui convivono diverse applicazioni che dipendono sia dalla scala del progetto innovativo sia dalle diverse filosofie. Il dato più interessante è che la maggior parte delle startup offra soluzioni di Creative Confidence, perché testimonia l’evoluzione del Design Thinking da approccio all’innovazione orientato principalmente alla creazione di nuovi prodotti a strumento per l’innovazione a un livello più alto, organizzativo e manageriale”.

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