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Pubblicato: 22 Aprile 2013

#ècolpaditwitter

È lunedì e magari piove pure da voi. Stamattina i mezzi pubblici hanno fatto le bizze. Dopo una notte passata tra l'abbaiare di cani, il miagolio dei gatti innamorati e il figlio dei vicini che giocava ad Angry Birds con una palla da bowling. Non alzate lo sguardo al cielo, non date la colpa al destino, ma accendete il computer, accedete a Twitter e scaricate sul social network le colpe dei vostri guai. È colpa di Twitter, o meglio, #ècolpaditwitter.

L'hashtag, a guardarlo bene, furoreggi tra i top trends. A crearlo è stato Giuseppe Civati, deputato del Partito Democratico che in un ironico post sul proprio blog ha indicato cosa, secondo la dirigenza Pd, ha causato la debâcle del proprio partito. “Care e-lettrici e cari e-lettori, il Pd ha deciso: è tutta colpa vostra. Dei vostri tweet e dei vostri commenti. Siete il 'popolo della rete', quello che fa sbagliare (!) i parlamentari con le sue indicazioni”. Un'ironia amara che illumina il ruolo dei social in queste sbilenche elezioni, usati – in caso di successo – come quartier generale della democrazia partecipata e, di converso, responsabili del crash dell'ex partito di Bersani (leggi anche #elezioni2013).

Tornando al top trend twitteriano odierno, su Twitter a vincere è l'ironia. Qualche esempio? “#ècolpadiTwitter, e poi non sono stato bene, e poi il cane mi ha mangiato il quaderno”, “I treni sono in ritardo #ècolpadiTwitter”, “Piove, Twitter ladro #ècolpadiTwitter”, “C'è troppo mese alla fine dello stipendio. #ècolpaditwitter”. Come in altre famose 'cadute' e insuccessi: a non stare attenti, un tweet vi seppellirà.

Senza tuttavia dimenticare mai – tecnoentusiamo a parte – quello che lucidamente scriveva ieri Serena Danna sul Corriere della Sera: “Viene il dubbio che la maggior parte dei politici italiani abbia finito con l’identificare la Rete con gli influencer di Twitter, le poche centinaia di utenti – giornalisti e opinionisti – animatori del dibattito su un social network che conta meno di 4 milioni di iscritti. Un bacino decisivo per il consenso mediatico e no, ma che rischia di allontanare i rappresentanti dei cittadini dalla maggioranza dei cittadini stessi. E di fornire una interpretazione della realtà pericolosa per le urne e per il Parlamento dove, nel bene o nel male, la Rete non vota. Perché la Rete non esiste”.

Fabio Sarpa
@FabioSarpa

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