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Pubblicato: 1 Ottobre 2014

Cybersecurity, continua la crescita dei crimini informatici

cyber security

Continuano a crescere i dati relativi a Internet, continuano a crescere i crimi connessi alla sicurezza informatica. La cybersecurity è al centro dell'ultimo Global State of Information Security Survey 2015 diffusa ieri da PwC insieme ai magazine CIO e CSO: la ricerca svela come i crimi informatici siano cresciuti a livello mondiale del 48% rispetto allo scorso anno, arrivando a 42,8 milioni, 117.339 al giorno.

“Non sorprende che i casi di violazione della cybersecurity crescano ogni anno, insieme all’impatto finanziario che ne deriva” sostiene Fabio Merello, Responsabile Cybersecurity in PwC Italia. “Tuttavia, la rilevanza di tali violazioni diventa maggiore se consideriamo le modalità di individuazione e gestione di tali eventi”. Infatti con l’aumentare della frequenza di reati in materia di sicurezza informatica crescono anche i costi per gestire e attenuare i danni causati dalle violazioni. La perdita economica media per incidenti di cybersecurity in tutto il mondo è stata stimata in circa 2.7 milioni di dollari, il 34% in più rispetto allo scorso anno. Quest’anno abbiamo avuto inoltre un record di perdite: le società che hanno subito danni finanziari superiori ai 20 milioni di dollari sono quasi duplicate. Tuttavia, nonostante le preoccupazioni crescenti, dalla ricerca emerge che le spese per la sicurezza informatica sono globalmente diminuite del 4% rispetto all’anno precedente. Negli ultimi cinque anni la percentuale di spesa all’interno dei budget IT è rimasta al 4% o diminuita. “La spesa in sicurezza informatica implica che le imprese identifichino e investano nelle prassi di cybersecurity più efficaci per contrastare attacchi sempre più avanzati tecnologicamente” spiega Fabio Merello. “E’ fondamentale identificare procedure che integrino al massimo capacità predittive, preventive, di indagine e di risposta in caso di violazioni, per minimizzarne gli impatti negativi”.

“Nel contesto italiano, caratterizzato dalla presenza di un gran numero di piccole e medie imprese e da una contrazione della spesa più marcata rispetto ad altri paesi” aggiunge Fabio Merello, “è ancora più importante per le aziende valutare correttamente i propri rischi, correlati alle possibili minacce, e ottimizzare gli investimenti”. Le persone che operano all’interno delle società sono spesso i principali indiziati, tuttavia in molti casi compromettono i dati involontariamente, per esempio smarrendo dispositivi mobili o quali vittime di phishing. Gli intervistati rivelano che i casi in cui sono coinvolti impiegati della società sono aumentati del 10%, mentre quelli attribuiti a service provider o consulenti esterni sono aumentati rispettivamente del 15% e 17%. “Molte società spesso gestiscono i casi di insider cyber crime senza coinvolgere le autorità, tuttavia con questo comportamento potrebbero danneggiare altre aziende, nel caso queste assumessero in futuro impiegati potenzialmente infedeli”, aggiunge Bob Bragdon, editore di Cso. Allo stesso tempo, benchè gli attacchi di alto profilo, cioè messi in atto da governi, organizzazioni criminali e concorrenti, siano quelli meno frequenti, rappresentano tuttavia il segmento in più rapida crescita. I cyberattack effettuati a cura di governi sono cresciuti dell’86%, dato sicuramente sottostimato. La survey ha anche rilevato un incremento del 64% di incidenti attribuito all’iniziativa di competitors, alcuni dei quali sicuramente supportati dai rispettivi governi.

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