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Pubblicato: 22 Ottobre 2013

#facebookdown and the “carpe diem” strategy

Facebook difficilmente sbaglia, difficilmente non raggiunge gli obiettivi prefissati o incappa in errori che possano minimamante compromettere una fruizone continua del network a tutti i suoi user. I maggiori competitor, tuttavia, debbono sfruttare ogni occasione, ogni minimo pretesto per intaccare, senza comunque riuscirci, le mura, solidissime, della creatura zuckeriana: destrutturla dall’idea di macchina perfetta e nei progetti e nella bontaà dei servizi offerta.

Notizia di ieri, battuta e ripresa da molte agenzia stampa ma soprattutto da twitter con tanto di hashtag #facebookdown, riportanva l’avvenuto black out,in Europa e negli States del social network più famoso del mondo: intorno alle 14 e sino alle 18,chi si collegava al social network, non riusciva infatti, ad aggiornare il proprio stato sulla timeline,nonostante  si riuscisse a visualizzare altri contenuti.
«Questa mattina, mentre venivano condotte operazioni di manutenzione, abbiamo riscontrato un problema che ha impedito alcuni utenti di postare sulla propria pagina per un breve arco di tempo», ha comunicato il portavoce del gruppo californiano riferendosi al blackout avvenuto nella mattina americana, il primo pomeriggio in Italia. «Abbiamo risolto la questione rapidamente, e siamo di nuovo funzionanti al 100% – ha aggiunto – siamo spiacenti per qualsiasi eventuale problema causato».
Off limits, in particolare, la pubblicazione di foto e video. “The message could not be posted to this Timeline” recitava la notifica non appena si scriveva qualcosa o si cercava di condividere post. L’ilarità è così divampata nel mondo social rispetto al non nuovo disservizio di facebook: i cinguettii non si sono risparmiati, il leit motiv comune a tutti era l’avvisaglia di un’apocalisse digitale, dell’intero mondo media. Non si parli di opere di sciacallaggio, è stato solo un simpatico siparietto tra user del maggior competitor che si spartisce, proprio con Facebook, l’adesione social dell’intero globo. C’e’ chi, tra il serio e il faceto, suggerisce la verosimile reazione di un twitter-addicted come Beppe Grillo nel cinguettio “#Faceboookdown è colpa della casta che cerca di non farci scambiare informazioni utili sulla rete! RIVOLUZIONE!” Era già successo recentemente a WhatsApp e a Twitter, certo, ma nulla a che vedere con oltre un miliardo di utenti in tutto il pianeta che stanno notando anomalie da qualche minuto. Reputation salda, il tutto si è risolto con qualche sorriso e, per qualche attimo, milioni di user in tutto il mondo hanno pensato, realmente, a come si stava prima dell’era Social media, traendo, ciascuno, le proprie considerazioni.

Da un punto di vista di marketing, è interessante vedere come, nelle poche ore di disservizio di Facebook, alcuni top brand, appartenenti a diversi settori del mercato modiale, abbiano tentato di sfruttare a proprio vantaggio questa piccola “defaillance” tecnica, via twitter: da @Gillette Venus che commentava “Grab your Venus razor and Embrace your extra “me” time a @redbullita che recitava “ci pensiamo noi” con l’immagine della bevanda versata in un bicchiere di carta “loggato” facebook e Waterstones, famoso book store che suggeriva, implicitamente “Read a book”, magari in attesa che Facebook tornasse. nel pieno delle sue potenzialità.

Simone Panzeri

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