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Pubblicato: 17 Dicembre 2018

Per l’89% delle aziende i robot non potranno sostituire del tutto il lavoro delle persone

I dati del Primo Rapporto AIDP-LABLAW 2018 a cura di DOXA

robot

I robot stanno prendendo piede nel mondo degli essere umani. Avete presente tutti quei film sul futuro che andavano molto di moda qualche anno fa, in particolare negli anni ’90? Ecco, ora il film non lo stiamo più guardando ma lo stiamo vivendo.

Oggi la tecnologia fa sempre più parte della nostra vita e occupa la maggior parte delle nostre giornate, cercando di replicare quello che è e che fa l’uomo, realizzando robot e meccanismi che possano aiutarlo nel lavoro, anche se questo non sempre è accolto positivamente.

Secondo il Primo Rapporto AIDP-LABLAW 2018 curato da Doxa su Robot, Intelligenza artificiale e lavoro in Italia, infatti, il 61% delle aziende italiane sarebbe pronto a introdurre sistemi di intelligenza artificiale e veri e proprio robot da affiancare agli umani; mentre solo l’11% si dichiara decisamente contrario. Ma quali sono le motivazioni che rendono interessante l’introduzione del robot in azienda? Prima di tutto, secondo il 93% delle aziende, il lavoro umano può diventare più sicuro e meno faticoso, secondo invece l’85% l’affiancamento ai robot ha portato a scoperte e risultati che un tempo sarebbero stati impensabili, infine, secondo il 90% questo può aumentare l’efficienza e la produttività.

  1. I robot non potranno sostituire del tutto il lavoro umano
  2. Un robot per ‘collega’
  3. Favorevoli e contrari


I robot non potranno sostituire del tutto il lavoro umano

Le aziende e i manager sono convinti a stragrande maggioranza (89%) che i robot e l’intelligenza artificiale (AI) non potranno mai sostituire del tutto il lavoro delle persone e che avranno un impatto positivo sul mondo del lavoro e delle aziende. Di più: l’AI permetterà di creare ruoli, funzioni e posizioni lavorative che prima non c’erano (77%); stimolerà lo sviluppo di nuove competenze e professionalità (77%); consentirà alle persone di lavorare meno e meglio (76%).

L’altra faccia della medaglia è che avrà un impatto molto forte sui lavori a più basso contenuto professionale favorendo la sostituzione dei lavori manuali con attività di concetto (per l’81% del campione). I manager e gli imprenditori ritengono, infatti, che al di là dei benefici in termini organizzativi, l’introduzione di queste tecnologie, potrà avere effetti negativi sull’occupazione e l’esclusione dal mercato del lavoro di chi è meno scolarizzato e qualificato. In quest’ottica va letto il dato negativo sulle conseguenze in termini di perdita di posti di lavoro indicato dal 75% degli intervistati.


Un robot per ‘collega’

Un dato di grande interesse riguarda le modalità con cui i sistemi di intelligenza artificiale e robot si sono «integrati» nella vita aziendale. Per il 56% delle aziende l’impiego di queste tecnologie è stato a supporto delle persone, a riprova che queste sono da considerarsi principalmente una estensione delle attività umane e non una loro sostituzione. Per il 33%, inoltre, tali sistemi sono stati impiegati per svolgere attività nuove mai realizzate in precedenza. Per il 42% delle aziende, invece, l’IA e i robot hanno sostituito mansioni prima svolte dai dipendenti.

Questi dati confermano la rivoluzione in atto nelle organizzazioni del lavoro e nelle attività di guida di tali processi che i direttori del personale saranno chiamati a svolgere ed è questa una delle ragioni principali che ha spinto l’AIDP ad investire nella realizzazione annuale di un rapporto che fornisca dati e informazioni utili a capire meglio il futuro del lavoro nell’era dei robot e dell’intelligenza artificiale. In generale l’intelligenza artificiale e i robot migliorano molti aspetti del lavoro dipendente perché favoriscono una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro in entrata e in uscita (38%); la riorganizzazione degli spazi di lavoro/uffici (35%); la promozione di servizi di benessere e welfare per i lavoratori (31%); il lavoro a distanza e lo smart working (26%); e, addirittura, la riduzione dell’orario di lavoro (22%).


Favorevoli e contrari

Il Rapporto AIDP-LABLAW 2018 ha inoltre messo a confronto l’opinione delle aziende che hanno già introdotto sistemi di robot e intelligenza artificiale con quelle che non lo hanno ancora fatto. Le differenze principali che emergono riguardano l’atteggiamento della classe dirigente verso le nuove tecnologie: molto positivo da parte delle aziende robotizzate (75%), meno positivo da parte di quelle non robotizzate (47%). In generale, le aziende che non hanno introdotto sistemi di Robot e IA tendono a «sovrastimare» le conseguenze negative che l’esperienza sul campo delle aziende robotizzate smentisce con i fatti.

C’è quindi un tema di percezione delle criticità legate all’introduzione di queste tecnologie eccessivamente elevata rispetto alle reali conseguenze. “I risultati della ricerca fanno capire che la digitalizzazione non è mai solo una questione tecnologica ma strategica”, interviene Isabella Covili Faggioli, Presidente AIDP. “Nulla succede se le persone non lo fanno accadere. Sono le persone a fare la differenza, sempre e comunque, ottimizzando le innovazioni e dando loro il ruolo che hanno, un ruolo di supporto e di miglioramento della qualità della vita di ognuno di noi. Sono tre secoli che il rapporto uomo-macchina è complicato perché basato sulla paura. Paura che le macchine, in questo caso i robot, possano sostituire le persone. Mentre si è poi sempre verificato il contrario, ovvero un miglioramento della qualità della vita dei singoli e, ancora, la creazione di nuove professionalità”.

“Dai risultati della ricerca AIDP-LABLAW emerge chiaramente un tema di nuove relazioni industriali, di nuovi rapporti tra imprese e lavoratori”, aggiunge Francesco Rotondi, Giuslavorista e co-founder di LabLaw. “Ci troviamo di fronte alla possibilità di una integrazione tra processi fisici e tecnologia digitale mai vista in precedenza. Il processo in atto lascia presagire la nascita di un modello nel quale l’impresa tenderà a perdere la propria connotazione spazio-temporale, in favore di un sistema di relazioni fatto di continue interconnessioni tra soggetti (fornitori, dipendenti, clienti), chiamati ad agire in un ambito territoriale che superi la dimensione aziendale e prescinda dal rispetto di un orario di lavoro precostituito”.

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