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Pubblicato: 6 settembre 2018

Italia penultima nella Top20 delle startup attive nell’AI

La ricerca Artificial Intelligence – A strategy for European startups di Roland Berger in collaborazione con Asgard

startup

L’Italia è al penultimo posto per numero di startup attive nel settore dell’Intelligenza Artificiale a livello mondiale. A dirlo è Roland Berger che in collaborazione con Asgard ha realizzato lo studio “Artificial Intelligence – A strategy for European startups” con l’obiettivo di fornire una panoramica completa dell’ecosistema globale di Intelligenza Artificiale. La società di consulenza tedesca ha passato al setaccio le informazioni di oltre 3.400 startup appartenenti a 26 settori differenti provenienti da tutto il mondo.

  1. L’Italia e le sue 22 startup all’attivo
  2. Strategie per favorire le tecnologie AI
  3. Le cause: mancanza di formazione e degli strumenti necessari


L’Italia e le sue 22 startup all’attivo

Sono solo 22 startup all’attivo quelle italiane, che portano il Belpaese alla 19esima posizione nella classifica dei Top 20 Paesi al mondo per numero di startup nel settore dell’Intelligenza Artificiale. Al primo posto gli Stati Uniti con 1.393 startup all’attivo. A seguire la Cina in seconda posizione con 383 startup, Israele con 362, UK e Canada chiudono la Top 5 rispettivamente con 245 e 131 startup.

Secondo Andrea Marinoni, senior partner di Roland Berger: “È evidente che nessun Paese in Europa abbia la necessaria massa critica in materia di Intelligenza Artificiale al contrario di Stati Uniti, Cina e Israele. Di certo non l’Italia, penultima nella graduatoria per numero di startup, ma nemmeno Francia e Germania, rispettivamente settima e ottava nel ranking mondiale”. E prosegue “Gli Stati Uniti sono stati in grado di realizzare veri e propri ecosistemi intorno ai quali si è costruito in poco tempo un nuovo settore. L’Europa, pur avendo nel suo insieme una rilevante massa critica, non è ancora riuscita ad esprimere una visione organica delle tecnologie AI e guardando avanti dovrebbe dotarsi di campioni in grado di offrire alle imprese le migliori soluzioni”.

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Strategie per favorire le tecnologie AI

Secondo Roland Berger l’Europa non è stata ancora in grado di adottare soluzioni AI in settori chiave come l’energia, l’automotive, le costruzioni, l’agricoltura e la pubblica amministrazione. Contro ogni aspettativa, tecnologie su robotica, l’IoT e guida autonoma sono sotto rappresentate in Europa nonostante il peso dei settori tradizionali di riferimento. Per invertire il trend negativo gli esperti di Roland Berger hanno individuato 3 strategie volte a creare condizioni favorevoli per lo sviluppo di un ecosistema per le tecnologie AI:

  1. Lo status YES! (“Young European Startup”) per le startup consentirebbe loro di beneficiare di programmi fiscali e sociali attraverso i quali facilitare l’accesso al mercato europeo nel suo insieme, l’individuazione e il coinvolgimento dei migliori talenti e l’attrazione di capitali internazionali;
  2. Potenziare gli investimenti in YES! L’accesso ai finanziamenti per le startup europee coinvolte in Intelligenza Artificiale è limitato. Per migliorare questa situazione, l’Europa dovrebbe incoraggiare gli investimenti delle grandi aziende, diversificando le fonti dei finanziamenti in innovazione;
  3. Risorse per YES! L’Europa si deve posizionare come destinazione elettiva per imprenditori e ricercatori stranieri. In questo contesto, la creazione di un visto specifico “European Startup” consentirebbe di attrarre i talenti. Le politiche europee dovrebbero consentire la massima circolazione dei team di lavoro e favorire il trasferimento tecnologico.


Le cause: mancanza di formazione e degli strumenti necessari

Secondo Roland Berger uno dei principali motivi per il quale l’Italia si trova in fondo alla classifica è dovuto all’assenza di una formazione adeguata e in grado di fornire ai giovani gli strumenti necessari per affrontare al meglio i lavori del futuro. Il sistema scolastico italiano e il mondo del lavoro tradizionale non incentivano la cultura dell’assunzione del rischio o, ancora, dell’eventuale sconfitta vista come risorsa per ripartire con maggiore forza e consapevolezza.

Secondo Andrea Marinoni: “Per creare una circolarità virtuosa e realizzare nel tempo un nostro ecosistema AI è necessario incoraggiare le nostre aziende campioni nazionali ad investire in nuove tecnologie attraverso il corporate venture capital creando e celebrando storie di successo che mettano al centro i nostri talenti che così saranno incentivati a puntare sul nostro Paese; anche gli imprenditori digitali stranieri devono trovare nell’Italia il luogo ideale dove si può coniugare innovazione e senso del bello ovunque”. In questo modo, prosegue Marinoni “potremo attrarre la finanza necessaria e nel tempo consolidare in Italia una vocazione all’impresa del futuro incentrata su AI che dovrà comunque accompagnarsi con un rinnovamento del sistema educativo, non più al passo con i tempi”.
o in alternativa rimosso.

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