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Pubblicato: 5 Marzo 2013

The Advertising Power of Comics

Sin dalle origini il fumetto è stato alleato della pubblicità, già a partire dal capostipite, il 'monello giallo'. Basti pensare alle strisce di Donald Duck e Snoopy e Co. I fumetti erano le pagine più lette dei quotidiani e le serie più seguite erano anche le più contese dagli editori. Se guardiamo all'attualità, è sotto gli occhi di tutti il successo delle ristampe a colori dei capolavori del fumetto italiano Tex, Zagor e ora anche di Dylan Dog allegati alle riviste del Gruppo L'Espresso e Diabolik che furoreggia con Panorama.
The Yellow KidNe parliamo con Giuseppe 'Lobo' Lo Bocchiaro, architetto, autore di fumetti e irriverente osservatore della realtà siciliana e italiana.

Lobo, com'è cambiato il rapporto tra il fumetto e la pubblicità? Molti fumettisti si son fatti le ossa proprio come grafici pubblicitari. Qual è la tua opinione in merito?
La mia personalissima esperienza è quella di un architetto, che prima di fare fumetti ha dovuto fare i conti con la comunicazione in generale. Le mie esperienze sul campo (immagini coordinate, manifesti e campagne di comunicazione) sono state centrali per quello che ho fatto dopo come autore di fumetti, ma dalla comunicazione a fumetti sono state influenzate e guidate.
Penso che in linea di principio l’elemento comune sia quello dell’interrogarsi sull’efficacia della comunicazione e quindi della narrazione.

La Gazzetta dello Sport ha serializzato gli Arancini di Montalbano con le illustrazioni di Lelio Bonaccorso, ideate dal vulcanico Marco Rizzo, autore dei testi – insieme a Nico Blunda – della biografia a fumetti Mauro Rostagno. Prove tecniche per un mondo migliore. E il Corriere della Sera ha riservato due pagine dell'inserto domenicale proprio al graphic journalism. Da disegnatore di 'fumetto d'impegno civile', che ne pensi del fenomeno?
È sotto gli occhi di tutti il momento attuale, caratterizzato da una diffusione del fumetto verso contesti mediatici che fino a qualche anno fa in Italia erano off-limits. In questo fenomeno stanno giocando due atteggiamenti diversi che alla fine si compenetrano in una “riappacificazione” del grande pubblico con il fumetto in generale: il grande favore che il “graphic journalism” sta avendo grazie al successo internazionale di autori come Joe Sacco o Étienne Davodeau, (ma anche di Marjane Satrapi, Guy Delisle, Zeina Abirached e degli altri autori del cosiddetto “fumetto di realtà”); dall’altro del gran lavoro di ristampa (e di riscoperta), in volumi di notevole qualità del meglio del fumetto popolare italiano, da Tex a Dylan Dog, che i quotidiani di informazione stanno facendo.
Alla piccolissima scala a cui ho lavorato io, posso dire di essere stato molto fortunato a pubblicare per realtà come BeccoGiallo, protagonista centrale della diffusione del giornalismo disegnato in Italia, e a collaborare con l’eroica rivista satirica Mamma! di Carlo Gubitosa, Mauro Biani e Giuliano Cangiano, sempre più orientata verso il reportage disegnato “in diretta” sui luoghi della notizia (vedi il caso Ilva).

Enza Fontana e LoboIl tuo tratto passa dai fumetti alle vignette al vetriolo, ci racconti le origini di questa passione che condividi con tua moglie, Enza Fontana?
Le cose sono un po’ complesse: in generale sognavo di fare fumetti da prima che imparassi a leggere. Molto più recentemente è venuta la necessità di rispondere alle sollecitazioni di un blog palermitano Rosalìo (che mi ha voluto autore di satira), di Makkox e della bellissima compagine che ha animato il sito Coreingrapho (che ha visto in me l’autore di racconti lunghi e intimisti) e di Marco Rizzo e Nico Blunda (che hanno creduto in me come autore di una biografia a fumetti). Mettici pure che a casa finisco spesso per fare l’assistente agli sfondi e alle chine di Enza (ad esempio nell’ultima esperienza del suo lavoro per la serie Law della Star comics) e capirai come la mia sia una versatilità e un’operosità “indotta”, che mi ha salvato dalla mia pigra indole palermitana.

Quali sono i progetti di cui vai particolarmente fiero? E cosa bolle in pentola?
Domanda difficile. direi che sono contento di (quasi) di tutto ciò che faccio senza preferenze in particolare. Sono stato fiero di vedere pubblicata a puntate su L’Unità la biografia a fumetti su Pio La Torre che ho fatto con Nico Blunda e sono molto fiero di me in generale quando vedo mia madre che si commuove ogni volta che pubblicano qualcosa di mio. Dei progetti futuri è ancora troppo presto per parlarne ma riguardano la mia collaborazione con lo sceneggiatore Nico Blunda e con il giornalista Concetto Prestifilippo, con cui ho già pubblicato il libro Parole contro il potere dedicato a Vincenzo Consolo.

Se dovessi indicare la tua personalissima top-five per dei neofiti del mondo delle nuvole parlanti, quali titoli sceglieresti?
Direi: 1) tutto quello che ha fatto Will Eisner, perché Will Eisner è Dio; 2) tutto quello che ha fatto Alan Moore; 3) i primi 100 numeri di Dylan Dog e quelli scritti da Paola Barbato; 4) Marvels di Busiek e Ross; 5) L’uomo che cammina di Jiro Taniguchi.

Antonino Pintacuda
@toninopintacuda

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